Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Attacchi Business email compromise, allarme data breach per le aziende: che c’è da sapere

Negli ultimi tempi sono notevolmente aumentate le segnalazioni di data breach: i cyber criminali hanno messo a punto nuove tipologie di attacco come il Business email compromise, meno plateali ma capaci di generare perdite economiche e danni a terzi. Una lezione per tutte le aziende

02 Ott 2018
C

Cristiano Campion

Cyber Insurance Specialist Allianz-Moscova & Partners


A quattro mesi di distanza dall’entrata in vigore effettiva del nuovo regolamento sulla protezione dei dati europeo (GDPR), si constata una crescita a doppia cifra delle segnalazioni di data breach: in particolare sono in forte crescita gli attacchi specifici come il Business email compromise che hanno come target i pagamenti digitali, nelle sue varie forme.

Il fenomeno cyber attack e cyber crime pertanto si sta manifestando con tipologie d’attacco meno plateali come potrebbe essere un malware o un ransomware ma egualmente capaci di generare perdite dirette, sanzioni o danni a terzi.

Rischio data breach: gli attacchi informatici si evolvono

La denuncia di maggiori data breach era prevedibile: a parità di attacchi, infatti, l’entrata in vigore del GDPR avrebbe dovuto forzare le aziende a denunciare le intrusioni ed avvisare gli utenti per evitare di incorrere in sanzioni, ma il fatto stesso che ci siano denunce e che siano in aumento, ci permette di analizzare che cosa è stato fatto in materia di protezione dei dati e cosa c’è ancora da fare.

Se il GDPR richiede alle aziende di tenere un log degli eventi per poter risalire alle cause di un attacco, questo non significa che il logging sia un sistema di difesa in sé ed il monitoraggio, non presidiato, poco può fare dal difenderci dagli attacchi.

I due tipi di attacco che stanno avvenendo con maggior frequenza nel campo dei pagamenti digitali sono riconducibili alla sottrazione delle transazioni finanziare e dei dati delle carte di credito (data breach di British Airways ed altri) e la “sostituzione di persona” nello scambio di email tra aziende o tra aziende ed enti pubblici: una volta che il criminale informatico si sostituisce a chi deve ricevere i pagamenti è presto fatto indirizzare un pagamento su un IBAN che nulla ha a che fare col legittimo destinatario del pagamento (in questo secondo scenario i tipi di attacco e le conseguenze per le aziende ed i metodi di difesa sono molteplici).

È necessario investire in formazione dei dipendenti

In entrambi i casi vi è la sottrazione di data finanziari o fondi, ma i punti in comune terminano qui: se nel primo caso l’utente non si può accorgere di nulla perché l’attacco avviene all’interno del sistema di pagamento del sito di eCommerce, nel secondo caso gli hacker possono anche utilizzare sofisticate tecniche di social engineering. Pertanto, per combattere questi tipi di attacchi serve una strategia diversa che ha meno a che fare con soluzioni tecnologiche e più sul comportamento delle persone nell’uso della tecnologia.

Fermo restando che la prima cosa che ogni azienda dovrebbe fare è una scansione e monitoraggio costante delle vulnerabilità che giorno per giorno vengono segnalate dai vendor dei prodotti tecnologici installati (sistemi operativi per PC, server, smartphone, tablet, router, proxy, patch per database, sistemi di condivisione, CPU…) e la pianificazione dell’applicazione delle patch, il GDPR richiede alla aziende di monitorare e registrare su log il traffico e i cambiamenti che avvengono all’interno dei sistemi per garantire l’integrità degli stessi e la protezione dei dati.

È questo sufficiente per evitare gli attacchi o contenerli?

In realtà no, bisogna adottare un approccio di lotta integrata dove un sistema di monitoraggio può diventare un sistema di alert ed in alcuni casi di autodifesa, oppure integrare i sistemi di log con agenti di monitoraggio specifici sui client, server o altri sistemi presenti.

Prevenzione degli attacchi in chiave GDPR e Industry 4.0

I sistemi di monitoraggio di rete esistono da diverse decine di anni: nati soprattutto come avanzato sistema di diagnostica e previsione o analisi del traffico, per ottimizzare il funzionamento delle reti o eseguire manutenzione proattiva, oggi il loro ruolo, rivisto in chiave GDPR ed Industry 4.0 acquista un valore più esteso ed è pertanto necessario adeguarli e scalarli andando a integrare funzioni più sofisticate come audit di rete e response.

Il caso di British Airways è emblematico di cosa non abbia funzionato: fermo restando lo sfruttamento di una o più vulnerabilità note e non corrette, si è trattato di un attacco SQL Injection. Ovvero, del codice malevolo è stato insinuato all’interno di un meccanismo legittimo di query o modifica di un database ed è stato in grado di eseguire operazioni aggiuntive o diverse da quelle originariamente pensate causando per esempio il furto di dati o la cancellazione di record.

Ebbene, un sistema di monitoraggio ed audit specifico per un database (ma esistono anche per Active directory o sistemi storage ed altro) avrebbe permesso a British Airways di individuare questo attacco in pochi minuti, non in settimane, andando ad evitare tutte le conseguenze che abbiamo già analizzato qualche settimana fa.

Imparare dagli attacchi passati per difendersi al meglio

Quello che dobbiamo trarre quindi da questo attacco specifico è la necessita di eseguire una corretta mappatura dei processi e dei sistemi di monitoraggio e difesa che devono essere adeguati all’infrastruttura hardware e software in uso e che cosa è presente sul mercato per potersi proteggere e difendere da questi attacchi. Una buona copertura assicurativa con una polizza cyber adeguata sarà poi il complemento utile a coprire il rischio residuo, difficilmente eliminabile.

Analogamente, andando ad analizzare gli attacchi Business email compromise, anche noti come “man in the middle“, dove cioè vi è una sostituzione di identità o contenuti delle email, potremo capire quali sono gli anelli deboli che attualmente i criminali informatici stanno utilizzando per perpetrare questi attacchi.

Nel caso in cui vi sia una compromissione a livello di sistema di posta e gli hacker siano in grado di impossessarsi di credenziali di utenti e quindi sostituirsi completamente al legittimo proprietario (ma questo potrebbe avvenire anche con un account di rete dove l’utente può andare a sottrarre dati sensibili), il sistema più efficace per individuare questo tipo di attacchi è sicuramente l’adozione di un sistema di audit per i sistemi operativi, Active Directory, sistemi di posta, share di rete: non tutti i sistemi di monitoraggio, infatti, sono in gradi di effettuare questo tipo di analisi a livello di compromissione di dati, per cui potrebbe essere necessario utilizzare un sistema specifico e più sofisticato.

L’importanza della cyber insurance per mitigare i danni

Se analizziamo dal punto di vista assicurativo il caso di British Airways o un sofisticato attacco man in the middle dove un utente con credenziali o ruolo importante nell’azienda causa effettivamente un danno a terzi (fondi trasferiti fraudolentemente su conti non legittimi), qualora la polizza cyber preveda un risarcimento per danni a terzi, l’azienda potrebbe essere indennizzata del danno purché si dimostri che non vi sia negligenza nella gestione dei sistemi e che l’attacco fosse effettivamente sofisticato e non facilmente prevenibile.

Esistono però altre tipologie di attacchi man in the middle che non sono altro che sofisticati meccanismi di phishing mirato, con spoofing di un indirizzo email: in questo caso la tecnologia potrebbe venire in aiuto segnalando l’email come sospetta, specialmente se l’indirizzo da cui proviene la falsa email appartiene ad un dominio già sospetto. Ma se il criminale informatico, andando a scorrere le informazioni presenti in rete, riesce a bypassare l’utilizzo della mail aziendale, magari introducendosi con una telefonata di una persona nota all’interno dell’azienda ma di cui non conosciamo il timbro della voce e ridirezionando la vittima a comunicare con un indirizzo email privato, chiedendo poi di indirizzare un trasferimento di denaro su un conto illegittimo, qui dobbiamo chiederci se abbiamo impostato i processi aziendali per essere conformi al GDPR e se abbiamo fornito agli utenti, a tutti i livelli, il training sufficiente per riconoscere una email legittima da una fake.

La prevenzione è importante per la compliance delle aziende al GDPR

Ferma restando la buona fede dei dipendenti, una mancanza di questo genere potrebbe essere sanzionata ai fini del GDPR, per la mancanza di controllo sui dati sensibili e potrebbe anche non essere completamente indennizzabile da una polizza cyber qualora sia dimostrata una certa negligenza.

In conclusione, questa nuova ondata di attacchi ci permette di riflettere sul fatto che va effettuata una opportuna mappatura di tutti i processi e sistemi aziendali, in ottica di GDPR e cyber security. E qualora si individuino punti deboli o nuove aree attaccabili vanno opportunamente protette, anche attraverso la formazione che deve essere continua, capillare, aggiornata e specifica al ruolo ricoperto dagli utenti, di tutte le funzioni aziendali.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5