Vaccini e privacy nel contesto lavorativo: delucidazioni del Garante sul trattamento dati - Cyber Security 360

ADEMPIMENTI PRIVACY

Vaccini e privacy nel contesto lavorativo: delucidazioni del Garante sul trattamento dati

Le FAQ del Garante Privacy in tema di vaccini e privacy nel contesto lavorativo sono l’occasione per chiarire alcune regole in merito al trattamento dei dati personali dei dipendenti da parte del datore di lavoro. Eccole in dettaglio

01 Mar 2021
N
Anna Nardon

Privacy Legal Specialist, Larese & Associati srl

Mentre prosegue la campagna di vaccinazione anti-Covid, il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto sul tema vaccini e privacy nel contesto lavorativo pubblicando delle nuove FAQ facilmente consultabili sul sito dell’Autorità stessa e un’infografica di chiara lettura.

In primis, l’Autorità mira a fornire indicazioni utili ai titolari del trattamento dati per un’adeguata applicazione della disciplina sul trattamento dei dati personali calata nella fase emergenziale e che possa prevenire illeciti trattamenti o evitare effetti discriminatori.

Quindi, vengono affrontate domande molto dirette alle quali vengono proposte risposte altrettanto filate.

Vaccini e privacy: il consenso non basta per il trattamento dati

Iniziando dal primo quesito riportato nelle FAQ del Garante Privacy, ci si interroga se in un contesto lavorativo il datore potrebbe richiedere la conferma ai propri dipendenti in merito all’avvenuta vaccinazione.

La risposta è secca: no. La motivazione risiede nelle prescrizioni in materia di emergenza sanitaria e nella disciplina della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Le menzionate disposizioni non lo permettono. E questo assunto rimane valido anche con il consenso del lavoratore, ossia il consenso non è una base qualificante il lecito trattamento.

Di fatto, il considerando 43 del GDPR riporta un principio fondamentale per cui “per assicurare la libertà di prestare il consenso, è opportuno che il consenso non costituisca un valido fondamento giuridico per il trattamento dei dati in un caso specifico, qualora esista un evidente squilibrio tra l’interessato e il titolare del trattamento”.

Pertanto, si rinviene che tra dipendente e titolare si possa avverare tale squilibrio per cui l’Autorità chiarisce la mancanza di supporto del consenso per un legittimo trattamento nel caso di specie.

Solo il medico competente può acquisire dati sui dipendenti vaccinati

Non solo. Entrando ancor più nel dettaglio, il datore di lavoro non può acquisire informazioni relativamente ai dipendenti vaccinati nemmeno dal medico competente. Si ribadisce nuovamente l’impulso intraprendente del medico competente all’interno delle vicissitudini di sorveglianza sanitaria.

Solo il medico compente, in ragione della posizione assunta ai sensi del D.lgs. 81/2008, può trattare i dati sanitari dei lavoratori. E il datore di lavoro, come di consueto, riceverà i giudizi d’idoneità alla mansione lavorativa con eventuali prescrizioni e/o limitazioni del caso.

Vaccini e privacy: regole per l’accesso ai luoghi di lavoro

L’ultima FAQ è sicuramente in divenire. O meglio in attesa di eventuali indicazioni diverse da parte del legislatore. Il Garante risponde ad una domanda impegnativa: “La vaccinazione anti Covid-19 dei dipendenti può essere richiesta come condizione per l’accesso ai luoghi di lavoro o per lo svolgimento di determinate mansioni (es. ambito sanitario)?”.

Si fronteggia un problema enorme sul requisito della vaccinazione per lo svolgimento di determinate professioni che sicuramente non morirà con una semplice FAQ, anzi sarà oggetto di molteplici discussioni.

Per il momento, salvo mutamenti della legislazione, considerando la valutazione del rischio di esposizione ad agenti biologici (es. contesto sanitario) si applica il dettato normativo ex art. 279 D.lgs. 81/2008 il quale recita al comma 2:

Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari per quei lavoratori per i quali, anche per motivi sanitari individuali, si richiedono misure speciali di protezione, fra le quali:

  1. la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;
  2. l’allontanamento temporaneo del lavoratore secondo le procedure dell’articolo 42”.

Ancora una volta la figura protagonista del medico competente assume la veste di raccordo tra sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo, nel rispetto dell’efficacia e affidabilità medico- scientifica del vaccino.

Il medico compente, pertanto, potrà trattare i dati sanitari dei lavoratori, nell’espletamento delle sue funzioni, in merito alla vaccinazione e, se del caso, tenerne conto in sede di valutazione dell’idoneità alla mansione specifica.

Il datore ancora una volta potrà acquisire i giudizi di parziale o temporanea inidoneità alla mansione del dipendente e attuare le misure indicate dal medico.

L’intervento del Presidente del Garante Privacy

Queste FAQ hanno suscitato alcune discussioni tanto che il Presidente del Garante è intervenuto in maniera moderata per dissuadere le critiche ribadendo e chiarificando alcuni concetti. Allo stesso tempo ha fatto valere l’aspetto autorevole, rivisitando la propria funzione proattiva, soprattutto nello stato emergenziale, al fine di garantire il rispetto e la protezione dei diritti dell’interessato.

Il contributo del Garante della Privacy è incentrato in un tema delicatissimo volto a coniugare il diritto alla salute e l’interesse della collettività. Un tema centrale e di difficile bilanciamento.

Pertanto, vengono precisati alcuni concetti dal Presidente P. Stanzione che si riportano brevemente.

In prima battuta, “Il Garante non si è in alcun modo pronunciato sul tema dell’esigibilità, da parte datoriale, della vaccinazione quale misura di protezione del lavoratore stesso e della sicurezza dell’ambiente di lavoro. L’Autorità si è limitata a chiarire che nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro, come in ambito sanitario, che comporta livelli di rischio elevati, si applicano le disposizioni vigenti sulle “misure speciali di protezione” previste per tali contesti, in attesa di eventuali, ulteriori disposizioni legislative”.

Successivamente, esalta la figura del medico competente, come previsto da normativa, chiarendo come a quest’ultimo spetti “trattare i dati sanitari dei lavoratori, verificandone l’idoneità alla “mansione specifica” anche, se del caso, sulla base del dato relativo alla vaccinazione, secondo le indicazioni fornite dalle autorità sanitarie”.

In conclusione, attendiamo nuovi sviluppi. La campagna vaccinale è solamente agli esordi e molti saranno gli spunti di discussione.

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