Facebook traccia il nostro iPhone, nonostante i nuovi controlli privacy di Apple: come impedirlo - Cyber Security 360

L'ANALISI TECNICA

Facebook traccia il nostro iPhone, nonostante i nuovi controlli privacy di Apple: come impedirlo

Le nuove regole privacy introdotte da Apple con iOS 14.5 prevedono che le app per iPhone e iPad chiedano il permesso agli utenti per tracciarli a fini pubblicitari: ciononostante Facebook riesce a tracciare la nostra posizione anche senza un consenso esplicito leggendo i metadati delle foto che condividiamo. Ecco i dettagli e come evitarlo

28 Mag 2021
Paolo Tarsitano

Editor Cybersecurity360.it

Sono già l’80% gli utenti che, grazie alle nuove regole privacy recentemente introdotte da Apple con iOS 14.5, hanno scelto di non essere tracciati per fini pubblicitari[1] dalle app installate sui loro iPhone e iPad: una regola che vale anche e soprattutto per Facebook.

Eppure, nonostante le nuove impostazioni che obbligano le app a chiedere il permesso esplicito agli utenti per poter accedere alla loro posizione geografica, il gigante della raccolta dati continua a farlo indisturbato.

In che modo? Accedendo ai metadati delle foto che pubblichiamo sul social network, cioè alle informazioni necessarie a catalogare le immagini tra cui le coordinate GPS del luogo in cui sono state scattate.

“C’era da aspettarsi che Facebook mettesse in campo diverse “contromisure” alle nuove politiche anti-tracciamento di Apple introdotte con il suo programma ATT (App Tracking Transparency)”, è il commento dell’avvocato Andrea Michinelli.

“È noto che Facebook fornisce supporto alle campagne marketing basate sul tracciamento degli utenti che sfruttano l’ID dei dispositivi Apple”, continua l’avvocato. “Ora tale tracciamento è disattivabile o soggetto a consenso esplicito con il nuovo sistema operativo iOS 14.5. Però Facebook e altri operatori dei social network sfruttano da tempo anche i metadata per arricchire di informazioni personali i profili degli utenti. Ora, semplicemente, vi si baseranno maggiormente avendo perso, come detto, il tracciamento diretto del dispositivo”.

Così Facebook usa i metadati delle foto per tracciarci

Come sappiamo, qualunque fotocamera digitale, cha sia una reflex o il nostro smartphone, memorizza per ogni immagine realizzata una serie di dati EXIF, ovvero nello standard “Exchangeable Image File Format”: in pratica, alla realizzazione di foto e video vengono generati metadati come l’indicazione del dispositivo, data e ora di creazione, oltre alla geolocalizzazione nel momento della creazione.

Dati sicuramente utili all’utente per l’organizzazione e la ricerca delle foto realizzate.

Ancora secondo l’avvocato Michinelli, però, “tutti questi dati possono ovviamente essere raccolti e usati dalle piattaforme online: possono sfruttarli per mirare gli annunci ad es. verso determinati cluster geografici di utenti che vedranno così segnalazioni di iniziative commerciali della zona in cui si trovano. Il tracciamento ha infatti una grande utilità nello sfruttamento immediato o comunque a breve termine del dato di posizionamento”.

In realtà, come segnalato anche dall’esperto Zak Doffman su Forbes, questo particolare utilizzo delle informazioni sulle coordinate GPS associate alle immagini viene indicato nell’informativa sulla privacy di Facebook.

In realtà, fa notare ancora l’avvocato Michinelli, “la trasparenza in merito dovrebbe essere fornita da chi tratta questi metadati: Facebook non è chiarissima nella sua informativa in merito, sebbene ora le nutrion label – imposte proprio da Apple sul proprio Store (e recentemente introdotte anche sul Google Play Store) – evidenzino che l’app del social network possa utilizzare il dato di localizzazione per “third-party advertising”.

“Ricordiamo, infine, che ai sensi dell’art. 126 del Codice per la protezione dei dati personali i dati sull’ubicazione dovrebbero “essere trattati solo se anonimi o se l’utente o il contraente ha manifestato previamente il proprio consenso, revocabile in ogni momento, e nella misura e per la durata necessari per la fornitura del servizio a valore aggiunto richiesto”. Se applicabile al nostro caso, non pare che Facebook al momento richieda un consenso in tal senso, il quale dovrebbe anche essere specifico”.

Come impedire che la nostra posizione venga tracciata

C’è da dire, comunque, che i dati relativi alle coordinate GPS delle foto scattate con l’iPhone e quindi alla posizione geografica dell’utente non sono presenti nelle immagini caricate su Facebook (o Instagram): basta scaricare un’immagine sul proprio dispositivo per osservare che nei dati EXIF le informazioni sulla posizione sono state sostituite con i codici di Facebook.

Il problema è che Facebook non cancella realmente questi dati, ma li archivia prima di sostituirli con codici anonimi nel momento in cui l’immagine viene caricata sul diario dell’utente. E infatti, se proviamo a scaricare una copia dei nostri dati archiviati sul social network, possiamo verificare che tutti i dati EXIF delle foto sono ancora presenti.

Per fortuna, c’è un modo abbastanza semplice per impedire che Facebook (e, in generale, tutti i social network) raccolgano i dati di geolocalizzazione dalle immagini che carichiamo online: basta cancellarli utilizzando una delle tante app, anche gratuite, specializzate proprio nella gestione dei dati EXIF delle foto, come ad esempio Exif Viewer by Fluntro per iOS.

In alternativa, possiamo accedere alle impostazioni dell’app Fotocamera installata sul nostro iPhone e disabilitare l’opzione che consente di registrare la posizione delle foto. Teniamo però presente che, così facendo, dovremmo necessariamente rinunciare alla possibilità di ricercare in seguito le foto scattate in base alla posizione geografica. Una piccola rinuncia per proteggere al meglio la nostra privacy.

 

NOTE

  1. I dati di Flurry Analysis, azienda di proprietà di Verizon Media che pubblica statistiche aggiornate settimanalmente sull’utilizzo dei dispositivi mobile, dicono che solo il 12% degli utenti iPhone nel mondo ha scelto di consentire il monitoraggio delle app di terze parti, una percentuale che scende al 4% negli USA.

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