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Dati personali a Facebook e Google, ecco che cosa stiamo sottovalutando

11 Giu 2018

Affidiamo quotidianamente a colossi del web quali Google e Facebook così tanti dettagli della nostra vita privata e non, che diventa difficile capire cosa effettivamente sia nelle loro mani. In virtù di ciò, serve maggiore consapevolezza dell’utente al fine di  poter esercitare più controllo sui nostri dati.

Come si può leggere da AgendaDigitale.eu, la nostra vita virtuale è riassunta in file compressi che ciascuno di noi può richiedere a Facebook attivando una serie di comandi sul suo profilo.

Infatti Facebook memorizza costantemente in una onerosa banca dati ogni frase o immagine che abbiamo postato, o che abbiamo scritto ma poi cancellato poco prima della pubblicazione, nonché le nostre preferenze rispetto a contenuti proposti da altri utenti.

Inoltre il tracciamento di queste informazioni ha enormi risvolti commerciali in quanto contiene i nostri interessi e abitudini di consumo, funzionali ad una targetizzazione del nostro profilo, per poi aiutare gli inserzionisti a personalizzare la pubblicità e fare si che gli annunci più efficaci.

Tuttavia, il carattere spesso equivoco e fuorviante delle informative sulla privacy che i colossi del web sottopongono alla nostra attenzione prima di chiederci il consenso al trattamento dei dati, finisce per sbilanciare notevolmente in loro favore la dinamica dei diritti e dei doveri. Il GDPR da questo punto di vista garantisce una maggiore chiarezza e trasparenza per cittadini e imprese.

In aggiunta bisogna sempre tenere a mente che i social sono tra i terreni preferiti dagli hacker nel tentativo di ottenere dati personali degli utenti, di conseguenza gli utenti hanno il diritto e il dovere di osservare maggiore attenzione rispetto alle proprie attività online.

In particolare, come si può leggere da CorCom, il phishing continua ad essere una minaccia importante per gli utenti dei social network.

Secondo Kaspersky nel 2017 Facebook è stato uno dei primi tre obiettivi per il phishing, circa all’8%; e anche nei primi tre mesi del 2018 proprio Facebook ha guidato la classifica del phishing connesso ai social network. La ragione di questi risultati è probabilmente il numero degli utenti mensili attivi su Facebook, questo rende gli incauti utenti di Facebook un obiettivo redditizio per gli attacchi informatici di phishing.

E’ necessario quindi sottolineare il ruolo fondamentale rivestito nell’era moderna dall’educazione digitale e dalla consapevolezza dei rischi e opportunità della rete.

A cura di Marta Lai, Information & Cyber Security advisor presso P4I -Partners4Innovation e Sara Bacchieri, Trainee Information & Cyber Security  presso P4I – Partners4Innovation

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