Come non scomodare il buon Nietzsche nel titolo quando si affronta il tema del diritto all’oblio – o di cancellazione – all’interno dei multiversi digitali dell’Internet? Beh, basterebbe non farlo.
Ma se uno ha voluto fare il filosofo, deve accettare che di tanto in tanto possa venire scomodato. E che per lui il mitologico right to be forgetten sia inapplicabile. O inefficace.
Perché quando si parla di diritto alla cancellazione dei dati, pittorescamente descritto come diritto all’oblio, un conto è leggere l’enunciato normativo, un altro la sua portata applicativa in concreto, un altro ancora prendere atto del gap che c’è con quanto è possibile fare rispetto agli intenti, pur nobili, cui risponde la norma.
Tutto ciò che si può pretendere di vedere, al più, sarà un’imperfetta cancellazione che definisce una soglia decisamente sub ottimale di quella dolce dimenticanza che vive ed è destinata a vivere soltanto nei desiderata del legislatore.
Il diaframma attraverso cui tale diritto si realizza è l’azione dei titolari, che devono essere consapevoli e dunque dimostrarsi in grado di implementare procedure efficaci. Le quali devono essere periodicamente riesaminate per mitigare il rischio che il diritto non trovi attuazione.
Diritto all’oblio: il report dell’EDPB
Il fatto è che anche l’EDPB condivide preoccupazioni analoghe, esponendo in un report le “sfide” per la piena implementazione del diritto di oblio, andando così ad individuare sia nodi che buone pratiche in modo similare a quanto già fatto con il diritto di accesso.
Il tutto si inserisce però in un ecosistema complesso, in cui i dati si diffondono e propagano. Con la conseguenza di dover dare un triste commiato a propositi di un dolce dimenticare. Salvo, ovviamente, non si intervenga sin dalla fase di raccolta dei dati e non solo a fronte delle richieste di esercizio di un diritto, che comunque presentano una serie di criticità.
Altrimenti, sarà soltanto il buon esito della richiesta di cancellazione e non dei dati personali a subire il destino di andare dimenticato. O perduto. Come lacrime nella pioggia.
E anche questa non potevamo non citarla parlando di diritto all’oblio.








