caos nei cieli europei

Falsi allarmi bomba sui voli europei: il sospetto di una regia coordinata nella guerra ibrida


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Venti falsi allarmi bomba in un solo giorno hanno coinvolto voli europei, sette dei quali italiani, portando ad oltre 31 gli episodi registrati da inizio novembre. Le minacce via email hanno mobilitato anche la difesa aerea. Gli esperti sospettano un’azione coordinata di swatting, ma l’ipotesi della guerra ibrida resta da verificare

Pubblicato il 5 nov 2026



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Gli aeroporti europei messi in crisi dalla supply chain, uno scenario a cui dovremmo abituarci; Cyber Europe 2026 e Cyber Blueprint: un attacco ai trasporti è un problema europeo, ecco i rischi più gravi; Cyber attacco agli aeroporti britannici: a rischio i dati dei passeggeri in transito; I 18 allarmi bomba che destabilizzano i voli europei, di cui 6 italiani: il rischio è un'azione coordinata in un contesto di guerra ibrida
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In un contesto internazionale caratterizzato da guerre, attacchi hacker ai freezer della Gdo e a i frigoriferi delle banche del sangue in Francia e tensioni geopolitiche, l’Europa oggi conta 20 allarmi bomba che stanno destabilizzando i voli in Europa, dopo aver costretto ad atterraggi d’emergenza gli aerei, oggetto delle mail contenenti le allerte.

Secondo Alessandro Curioni, fondatore di DI.GI Academy ed autore di Guerre Diffuse, “la prima cosa da chiarire è che, per quanto sappiamo, non siamo di fronte a un attacco informatico ai sistemi di controllo del traffico aereo. Sono bastate alcune email per mobilitare caccia militari, dirottare voli e attivare procedure di emergenza in diversi Paesi europei. Procedure che, è bene ricordarlo, hanno funzionato come dovevano”.

“Senza un’attribuzione certa degli allarmi, e basandoci solo sul contenuto delle mail inviate agli aeroporti non possiamo ovviamente sbilanciarci”, commenta Pierluigi Paganini, analista di cyber security e Ceo Cybhorus: “Ma il contesto è senza dubbio quello della guerra ibrida“.

I 20 allarmi bomba sui voli in Europa: sigla sconosciuta, ma contesto da guerra ibrida

Non è nota la sigla, filo-russa, dei “Combattenti per lo Stato maschile”, ma secondo Pierluigi Paganini, non ha neanche molta importanza al momento focalizzarsi su questo aspetto.

Il punto è che alle 7.26 sono scattati i primi allarmi, dopo farneticanti messaggi via posta elettronica: “Oggi il vostro cielo sarà rosso. Il vostro regime femminista lo ricorderà per sempre”.

I dipendenti di Aeroporti di Roma e anche di una società privata di logistica aeronautica hanno ricevuto la mail con messaggio minatorio questa mattina, e, dopo averlo subito inoltrato alla polizia postale e alla Polaria, i caccia dell’Aeronautica si alzavano in volo per intercettare gli aerei AY1751 Helsinki-Roma e EI402 Dublino-Roma, citati nella mail: “Siete tutti complici di un complotto criminale, vogliamo annientarvi per questo. In questo preciso momento sui seguenti voli sono stati piazzati ordigni esplosivi”.

“Il problema è proprio questo: si può provocare un danno significativo senza compromettere alcuna infrastruttura informatica, semplicemente sfruttando i meccanismi attraverso i quali garantiamo la nostra sicurezza”, avverte Curioni: “È una delle dinamiche che descrivo nel mio libro Guerre diffuse: colpire il funzionamento di una società, prima ancora delle sue infrastrutture. Naturalmente, parlare oggi di un’operazione di guerra ibrida sarebbe prematuro. La simultaneità degli episodi è un elemento da approfondire, non una prova di coordinamento strategico. Allo stesso modo una firma apposta a un’email non identifica necessariamente il responsabile”.

Le informative sulle mail, giunte agli aeroporti italiani, ora sono in mano delle Procure di competenza impegnate ad aprire i fascicoli d’indagine.

Sui voli sospesi non si sono trovati ordigni, ma l’allarme resta per la frequenza degli allarmi.

Gli elementi sospetti

Non si esclude al momento neanche un eventuale legame con altre mail dei giorni scorsi contenenti annunci di altri ordigni su altri voli e perfino all’interno di circa 280 scuole.

“Il timing degli attacchi, i Paesi colpiti ed il livello di sincronizzazione osservabile, e che non ha precedenti, ci induce a pensare che vi sia una strategia precisa dietro questi procurati allarmi”, avverte Paganini.

La pista più gettonata è quella di un’operazione coordinata di swatting, attraverso mail cifrate e telefonate non rintracciabili.

Invece la guerra ibrida, che rimane al momento un’ipotesi priva di fondamento, serve agli attaccanti per testare la rapidità di reazione della difesa aerea dei Paesi Nato, immettere criticità nei sistemi operativi, disinformare e mettere sotto pressione i soccorsi, oltre a “distrarre da altro”.

La sigla è sconosciuta, l’italiano incerto

Il messaggio è scritto in italiano incerto ed approssimativo, dunque forse senza neanche l’ausilio dell’AI che aiuta invece a scrivere messaggi senza errori di traduzione.

Altra annotazione è sulla sigla, del tutto sconosciuta, di “combattenti dello Stato maschile” contro un presunto “regime femminista”.

Il contesto è quello della guerra ibrida

Gli aerei, oggetto degli allarmi, come in altre parti d’Europa per il terzo giorno da inizio settimana, hanno registrato atterraggi regolari, accompagnati dalla scorta militare.

A bordo gli artificieri della polizia non hanno trovato alcuna bomba, vera o finta.

Gli esperti sospettano un’azione di swatting, per seminare il caos sui cieli europei, anche perché gli allarmi sono saliti a 20 oggi, oltre 31 da inizio novembre, a fronte di una media storica di un paio al mese su una media continentale di circa 36-37 mila voli commerciali al giorno nella rete aerea continentale, secondo Eurocontrol.

“Dobbiamo però considerare un rischio ulteriore: la ripetizione di falsi allarmi può consumare risorse e compromettere la fiducia. Infatti, è uno dei paradossi di cui scrivo nel mio libro: per destabilizzare un sistema, non occorre necessariamente farlo smettere di funzionare, può bastare costringerlo a funzionare continuamente per emergenze che non esistono“, conclude Alessandro Curioni.

Negli ultimi cinque giorni, ben 31 velivoli – che trasportavano circa 5 mila persone a bordo – sono stati deviati su altri scali o costretti a un rientro, al fine di ispezionare bagagli ed angoli remoti delle fusoliere, per verificare l’assenza di ordini od esplosivi.

La spesa ammonta a decine di migliaia di euro per la gestione delle emergenze, mentre si staglia l’ombra della guerra psicologica e logistica nei voli europei. Ogni dirottamento oscilla tra i 55 mila e i 75 mila euro per singolo volo deviato.

Nell’ottobre scorso, cyberwarfare, inadeguatezza dei piani di cyber resilienza ed errori di progettazione furono alcune delle cause delle interruzioni di servizio che colpirono il trasporto aereo, un settore dove gli attacchi cyber sono cresciuti del 600%, secondo un rapporto di Thales.

“Possiamo purtroppo constatare che quanto sta accadendo sta sortendo gli effetti voluti dagli attaccanti, ovvero disordini, sfiducia nelle autorità e paura, componenti essenziali di un’iniziativa in un contesto di guerra ibrida“, conclude Paganini.

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