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NIS2 e sicurezza degli endpoint mobile: perché la gestione dei dispositivi diventa centrale nella strategia cyber



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La NIS2 ha chiarito che la sicurezza non riguarda più esclusivamente infrastrutture centrali come reti e server, ma si estende a tutti gli asset coinvolti nei processi operativi e, tra questi, i dispositivi mobile rappresentano oggi uno dei punti più esposti

Pubblicato il 11 mag 2026

Shana Bellio

Marketing Manager di Pernix – Gruppo Xholding



NIS2 e sicurezza endpoint mobili
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La Direttiva NIS2 segna un cambio di paradigma nella cyber security europea. Non introduce soltanto nuovi obblighi, ma spinge le organizzazioni verso un modello più maturo, basato su una gestione strutturata, continua e dimostrabile del rischio per la sicurezza informatica.

In questo contesto, emerge con forza un tema spesso sottovalutato all’interno delle aziende: la sicurezza non riguarda più esclusivamente infrastrutture centrali come reti e server ma si estende a tutti gli asset coinvolti nei processi operativi. Tra questi, i dispositivi mobile rappresentano oggi uno dei punti più esposti.

Dalla sicurezza reattiva al controllo continuo

Con il recepimento della Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2) attraverso il D.lgs. 138/2024, l’Italia ha rafforzato il proprio approccio alla cyber security, affidando all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) un ruolo centrale nella definizione e supervisione delle misure, in linea con quanto previsto a livello europeo.

La NIS2 richiede alle organizzazioni non solo di adottare controlli di sicurezza, ma di essere in grado di dimostrarne l’efficacia nel tempo. Questo implica visibilità sugli asset, monitoraggio continuo, capacità di rilevare e gestire incidenti e una governance chiara, con il coinvolgimento diretto del management.

Non è più sufficiente “mettere in sicurezza” un’infrastruttura: è necessario governarla in modo continuativo, mantenendo nel tempo il controllo su ciò che accede ai sistemi e sulle modalità di utilizzo.

In questo scenario, la diffusione di smartphone, tablet e dispositivi rugged utilizzati in mobilità ha trasformato profondamente i processi aziendali, soprattutto in settori come logistica, manifattura, sanità e servizi sul campo. Questi dispositivi accedono quotidianamente a dati sensibili e applicazioni critiche, spesso al di fuori del perimetro tradizionale di sicurezza della rete aziendale, diventando uno dei principali punti di esposizione della superficie di attacco.

Configurazioni errate, applicazioni non autorizzate o dispositivi non aggiornati rappresentano vulnerabilità concrete. In molti scenari, un singolo endpoint compromesso può diventare il punto di ingresso per attacchi più ampi, con impatti diretti sulla continuità operativa.

Il ruolo dell’MDM nella sicurezza operativa

Nel nuovo scenario delineato dalla NIS2, le soluzioni di Mobile Device Management rappresentano un supporto sempre più rilevante per rafforzare la sicurezza degli endpoint mobile.

Queste piattaforme permettono alle organizzazioni di estendere il controllo anche al di fuori del perimetro tradizionale, garantendo visibilità sui dispositivi in uso, coerenza nell’adozione delle policy e un monitoraggio continuo di applicazioni e comportamenti.

La possibilità di agire da remoto, ad esempio isolando un dispositivo compromesso o limitandone l’accesso, consente di ridurre in modo concreto il rischio operativo.

In questa prospettiva, gli MDM si configurano come componenti strategici di un approccio alla sicurezza basato sulla gestione del rischio, in linea con i requisiti della Direttiva NIS2. Nati come strumenti di governo degli endpoint mobili, oggi si rivelano abilitatori tecnologici a supporto del rispetto degli obblighi previsti dalla NIS2, contribuendo alla supervisione continua dei dispositivi, alla visibilità costante sul loro stato di sicurezza, fino al potenziamento della capacità di rilevamento e risposta agli incidenti.

Dalla tecnologia al governo operativo degli endpoint

Se la tecnologia è un abilitatore, è nella sua implementazione che si gioca la reale efficacia della strategia di sicurezza.

È in questo spazio che si inserisce Pernix – Gruppo Xholding che supporta le organizzazioni nella gestione dei dispositivi mobile e delle applicazioni, fornendo strumenti tecnologici che abilitano un modello di controllo centralizzato.

Attraverso la partnership con SOTI, Pernix affianca le aziende nell’adozione di soluzioni di Mobile Device Management, intervenendo non solo sull’implementazione tecnica, ma anche sulla definizione di policy e processi operativi. L’obiettivo è rendere concreto il controllo sugli endpoint: sapere quali dispositivi sono in uso, chi li utilizza, con quali livelli di accesso e in quali condizioni di sicurezza.

Questo approccio consente, ad esempio, di mantenere un inventario aggiornato dei dispositivi e delle applicazioni, gestire identità e privilegi secondo logiche di “least privilege, monitorare in modo continuo lo stato degli endpoint. Consente, inoltre, di intervenire tempestivamente in caso di anomalie e di garantire la continuità operativa anche in scenari critici, attraverso azioni centralizzate come il blocco, l’isolamento o il ripristino dei dispositivi.

L’adozione di nuovi strumenti come l’MDM non è solo una scelta operativa, ma un’opportunità per costruire un livello di governo che spesso manca, capace di trasformare la sicurezza da insieme di controlli tecnici a processo strutturato e continuo.

All’interno di questo modello, piattaforme come SOTI ONE rappresentano un abilitatore tecnologico rilevante. Le soluzioni della suite consentono di gestire l’intero ciclo di vita dei dispositivi mobile, offrendo visibilità continua su asset, configurazioni e utilizzi.

Questo si traduce nella possibilità di controllare gli accessi, gestire aggiornamenti e vulnerabilità, monitorare eventi e anomalie e intervenire rapidamente in caso di incidente, furto o smarrimento dei dispositivi, contribuendo in modo concreto alla sicurezza operativa degli endpoint mobile.

Un approccio integrato alla cyber security

La NIS2 è chiara: la sicurezza non può essere affrontata per silos, né delegata a una singola tecnologia.

Serve un approccio integrato che combini strumenti, processi e competenze. In questo scenario, la gestione degli endpoint mobile diventa una componente essenziale per ridurre la superficie di attacco e migliorare la resilienza operativa.

Governare questi dispositivi in modo efficace non significa “essere compliant” per definizione, ma ridurre il rischio in modo concreto e misurabile. Ed è proprio in questa direzione che si muovono soluzioni e competenze come quelle messe in campo da Pernix: non scorciatoie, ma un supporto strutturato alla costruzione di una strategia di cybersecurity solida e sostenibile nel tempo.

Per approfondire come strutturare la gestione sicura degli endpoint mobile nella tua organizzazione, è possibile richiedere maggiori informazioni o una demo dedicata.

Articolo realizzato in collaborazione con Pernix.

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