COVID-19

Emergenza sanitaria e attacchi informatici: i rischi e i consigli per mitigarli

Nell’attuale periodo di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, il rischio di rimanere vittime di attacchi informatici è davvero elevato, ma il successo dello stesso dipende in larga misura dai nostri comportamenti. Ecco dunque alcuni utili consigli per provare a mitigarlo

17 Set 2020
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Federico Gabbricci

Ricercatore di The Thinking Watermill Society


È fatto tristemente noto che la crisi generata dal nuovo coronavirus abbia cagionato giganteschi danni all’economia globale colpendo la quasi totalità dei comparti economici e che l’emergenza sanitaria sia stata sfruttata anche per portare a termine un numero sempre maggiore di attacchi informatici.

Sembra infatti che, dalla crisi, sia rimasta esente una categoria che ha, al contrario, avuto modo di incrementare le proprie “attività”: quella dei pirati informatici.

A tal proposito va segnalato un recente report della Divisione Informatica di Leonardo S.p.A.[1] che ha evidenziato come, nell’arco dei primi due mesi del 2020, i suoi Security Operations Centres abbiano avuto modo di contare 230.000 campagne malevoli di spam a tema coronavirus di cui il 6% di queste aventi come bersaglio l’Italia.

Emergenza sanitaria e attacchi informatici: le cause

Le cause dell’incremento degli attacchi informatici si possono attribuire a due circostanze: da un lato le misure di contenimento del virus, adottate dai governi globali, hanno comportato lo spostamento della nostra vita dal mondo reale a quello virtuale.

La vita sociale di tutti noi, i nostri passatempi e il nostro lavoro si sono svolti prevalentemente attraverso il ricorso a modalità telematiche. Ciò ha comportato un maggiore utilizzo di dispositivi connessi e conseguentemente un ampliamento della superficie attaccabile dai cyber criminali.

Con particolare riguardo allo svolgimento del lavoro con modalità telematiche (c.d. smart working), se è vero che esso ha permesso a molte aziende di poter continuare ad operare, anche durante il periodo del lockdown, allo stesso tempo esso ha comportato gravi rischi per la sicurezza aziendale soprattutto nell’ipotesi in cui i dipendenti usino i loro stessi device e l’azienda sia sprovvista di una rete sicura aziendali: è infatti ben diverso, dal punto di vista della cyber security, svolgere compiti mediante computer aziendali, periodicamente aggiornati, all’interno della rete sicura dell’azienda stessa e compiere le stesse attività dal proprio computer casalingo, spesso non dotato nemmeno di un antivirus aggiornato, connesso allo stesso Wi-Fi domestico al quale si connettono anche i dispositivi elettronici di tutti i familiari.

L’altra causa è insita nella situazione di ansia ed apprensione, prodotta dalla pandemia, che ha spinto molte persone a cercare di reperire il maggior numero possibile di informazioni in merito alla situazione che stavano vivendo.

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La conseguenza è stato l’utilizzo, della tematica Covid come esca, da parte dei pirati informatici, al fine di ingannare gli internauti meno accorti e di riuscire a portare a termine i loro attacchi.

Per citare alcuni esempi, il Viminale ha avuto modo di riportare diversi casi di attacchi phishing aventi ad oggetto l’emergenza sanitaria quali: l’invio di mail con allegati dai nomi accattivanti come “CoronaVirusSafetyMeasures_Pdf” che se aperte infettavano il computer con un virus di tipo RAT avente la capacità di impossessarsi del dispositivo bersaglio e di trasformalo in un computer “zombie”, utilizzabile da remoto per compiere altri attacchi informatici.

E ancora sono state segnalate e-mail con oggetto “Coronavirus: informazioni importanti su precauzioni” aventi come mittente un presunto medico dell’organizzazione Mondiale della Sanità, che, con un linguaggio professionale e credibile, invitava gli utenti ad aprire il file in allegato contenente un virus trojan in grado di sottrarre le credenziali bancarie della vittima.

Emergenza sanitaria e attacchi informatici: come mitigare il rischio

Ma come cercare di mitigare il rischio di tali attacchi? A questa domanda ha provato a dare una risposta la stessa Divisione Cyber Security di Leonardo fornendo suggerimenti sia alle aziende[2] che agli utenti[3].

Con riguardo alle aziende è stato redatto un dodecalogo in cui sono elencate una serie di buone pratiche che queste dovrebbero seguire per implementare la propria sicurezza informatica e favorire al contempo l’efficienza dello smart working.

Tra le varie azioni si possono segnalare:

  1. l’imporre l’utilizzo ai dipendenti, dispositivi aziendali, dotati di maggiori protocolli di sicurezza, al posto di quelli domestici;
  2. l’intensificazione di strumenti di vulnerability management al fine di riuscire ad individuare e prevenire eventuali vulnerabilità dei sistemi aziendali;
  3. l’adozione di sistemi per mitigare gli attacchi volumetrici nonché un periodico aggiornamento continuo dei dispositivi di protezione perimetrale;
  4. l’adozione di sistemi di cifratura dei dati locali in modo da prevenire la perdita dei dati critici.

L’implementazione delle strutture di sicurezza aziendali non è tuttavia di per sé sufficiente per garantire la sicurezza dei sistemi informatici se non vi si affianca un rafforzamento di quello che è l’anello debole del sistema: il fattore umano.

Molto spesso, infatti, gli attacchi informatici vengono portati a compimento approfittando della complicità involontaria degli utenti, che molto spesso sono completamente all’oscuro sui rischi ed i danni che i loro comportamenti incauti possono cagionare a loro stessi ed alle aziende per cui lavorano.

Proprio sulla base di questa consapevolezza gli esperti di Leonardo si sono sia rivolti alle aziende consigliando loro di creare una consapevolezza nella popolazione aziendale sui rischi che possono derivare dallo smart working, sia direttamente ai lavoratori fornendo loro alcune buone pratiche che, se seguite, possono contribuire a mitigare il rischio quali:

  1. la scelta di password sicure e dedicate ai dispositivi aziendali da cambiare periodicamente;
  2. l’utilizzo dei dispositivi aziendali esclusivamente nell’ambito lavorativo preferibilmente connessi mediante VPN;
  3. un corretto impiego della posta elettronica che si sostanzia nel non utilizzare mail personali in ambito lavorativo; nel diffidare sempre di link ricevuti o di mail sospette e nel non scaricare mai allegati provenienti da mittenti sconosciuti;
  4. l’effettuazione regolare del backup dei dati del dispositivo così da poter ripristinare tempestivamente l’operatività, qualora si sia rimasti vittime di un attacco hacker.

Conclusioni

Il rischio di poter essere vittime di un tentativo di attacco informatico mai come in questo periodo è reale ma il successo dello stesso dipende in larga misura dai nostri comportamenti.

Se, infatti, è la nostra ingenuità, davanti al computer, il migliore alleato degli hacker l’accrescimento della consapevolezza nella popolazione di quelli che sono i rischi di un utilizzo poco accorto del world wide web è la migliore arma per non rimanerne loro vittime.

L’auspicio è perciò che si riesca a diffondere una corretta “educazione informatica” tra i cittadini, soprattutto fra le fasce meno giovani della popolazione, al fine di aiutarli ad interfacciarsi con il web in maniera informata e consapevole.

NOTE

  1. Leonardo S.p.A, Analisi delle minacce cibernetiche a tema Covid-19.
  2. Leonardo S.p.A., Smart working: le buone pratiche per la sicurezza digitale Cosa possono fare le aziende?.
  3. Leonardo S.p.A., Smart Working: buone pratiche per la sicurezza digitale a casa.
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