L'analisi

Prima app coronavirus bloccata da un garante privacy: accade in Norvegia, ecco perché

Il Garante norvegese ha bloccato temporaneamente, a partire da oggi, l’app Smittestopp: è il primo caso di un’applicazione anti coronavirus fermata in Europa. Il motivo, perché il suo utilizzo è sproporzionato rispetto ai diritti privacy. Un caso che potrebbe aprire la strada a misure simili in altri Paesi

16 Giu 2020
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Luca Tosoni

Avvocato e ricercatore presso l'Università di Oslo


Il Garante norvegese ha imposto uno stop temporaneo all’utilizzo dell’app norvegese anti coronavirus. Il Garante ha infatti ritenuto che l’utilizzo dell’app, così come attualmente configurata, non può essere più considerato un’interferenza proporzionata e necessaria con il diritto alla privacy degli utenti, anche alla luce dei bassissimi livelli di contagio attualmente raggiunti in Norvegia e del numero limitato di download. Si tratta del primo stop all’utilizzo di un’app europea anti coronavirus: un precedente che potrebbe aprire la strada all’adozione di misure simili in altri Paesi europei, qualora i livelli di contagio dovessero scendere considerevolmente anche altrove.

La decisione del Garante norvegese

L’autorità garante della privacy norvegese (“Datatilsynet”) ha imposto uno stop temporaneo all’utilizzo dell’App norvegese anti coronavirus (“Smittestopp”) utilizzando i poteri di cui Datatilsynet gode ai sensi dell’art. 58(2)(f) GDPR. Lo stop è dovuto al fatto che, secondo il Garante norvegese, il contesto attuale caratterizzato da bassi livelli di contagio e download limitatati avrebbe reso l’uso dell’App (così come attualmente configurata) una misura non più proporzionata e necessaria in relazione al diritto alla privacy degli utenti. Per ora lo stop non è definitivo, ed il Garante rivaluterà nelle prossime settimane se rimuovere lo stop imposto, una volta considerate eventuali modifiche all’App proposte dallo sviluppatore. Sta di fatto che l’Istituto Norvegese di Salute Pubblica (FHI) – l’istituzione responsabile della gestione dell’app – ha annunciato che a partire dal 16 giugno sospenderà l’utilizzo dell’app. Una delle prime app anti coronavirus ad essere state rese disponibili in Europa ha quindi già incontrato una battuta d’arresto, dopo soli due mesi dal suo lancio.

Si noti che il Garante norvegese aveva inizialmente avallato, pur con qualche riserva, l’utilizzo dell’app, ma aveva assicurato che avrebbe monitorato con attenzione gli sviluppi, riservandosi di intervenire con le misure che avrebbe ritenuto più appropriate.

Le criticità dell’app norvegese

L’alt imposto dal Garante norvegese è in gran parte dovuto alle caratteristiche specifiche dell’app norvegese, e al contesto in cui questa si è trovata ad operare. Per quanto riguarda il contesto, attualmente la Norvegia è uno dei paesi europei con i livelli più bassi di contagio da coronavirus. A ciò si aggiunge il fatto che solo il 10% della popolazione norvegese ha scaricato e utilizza attivamente l’app Smittestopp. Ciò ha portato il Garante norvegese a dubitare dell’accuratezza e dell’utilità complessiva dell’App.

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Quanto alle caratteristiche dell’App, il Garante norvegese ha criticato la raccolta da parte dell’App norvegese dei dati di localizzazione GPS degli utenti, sottolineando come il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) abbia ribadito che “le app per il tracciamento dei contatti non necessitano del tracciamento della posizione dei singoli utenti. Occorre invece utilizzare i dati di prossimità” (ovvero i dati Bluetooth). L’App norvegese era una delle poche ad utilizzare i dati di localizzazione GPS (in aggiunta a quelli Bluetooth), ma va sottolineato che il lancio dell’App è stato precedente alla pubblicazione da parte dell’EDPB delle proprie linee guida sull’uso dei dati di localizzazione e degli strumenti per il tracciamento dei contatti nel contesto dell’emergenza legata al Covid-19.

In aggiunta, il Garante norvegese ha ritenuto problematico il fatto che agli utenti dell’App non sia concesso di fornire il proprio consenso al trattamento dei dati solo a fini di tracciamento del virus; gli utenti sono costretti anche a consentire a che i propri dati vengano utilizzati anche a fini di ricerca. Il Garante ha anche criticato l’assenza di misure adeguate ad assicurare l’aggregazione e l’anonimizzazione dei dati raccolti, che comprendendo dati di localizzazione sono particolarmente difficili da anonimizzare. Starà ora al FHI dimostrare che l’utilizzo dell’app rimane utile nelle circostanze attuali, e che le criticità individuate dal Garante possono essere rimediate apportano delle modifiche alla configurazione dell’App.

Un precedente interessante per il resto d’Europa

Anche se la misura adottata dal Garante norvegese è legata alle caratteristiche specifiche dell’App Smittestopp, lo stop imposto rappresenta un precedente interessante per il resto d’Europa perché potrebbe suggerire anche alle autorità garanti di altri paesi di rivalutare le posizioni inizialmente espresse rispetto all’utilizzo delle app anti coronavirus lanciate nei propri Paesi. In particolare, la decisione del Garante norvegese dimostra che le valutazioni rispetto alla compatibilità di queste app con il diritto della protezione dei dati personali europeo dipendono anche dall’evolversi dei livelli di contagio e dal numero di utenti attivi. Non è quindi da escludersi che se il numero di utenti di Immuni dovesse rimanere basso, ed i livelli di contagio dovessero scendere drasticamente anche in Italia, anche il Garante italiano potrebbe decidere di adottare misure simili, o quantomeno di richiedere che vengano introdotte modifiche all’app.

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