La guida

Legal design, a cosa serve e quali gli utilizzi nelle informative privacy

Il legal design ha l’obiettivo di rendere più facilmente fruibile il contenuto di documenti come contratti, moduli e atti giudiziari: i principi si applicano anche alle informative privacy, che devono essere secondo il GDPR facilmente comprensibili dagli interessati

25 Giu 2021
M
Pietro Montella

Founder Montella Law

Potremmo definire il legal design come l’applicazione del design al mondo del diritto attraverso l’adozione di tecniche che rendano maggiormente fruibili e comprensibili dall’utente finale il contenuto di contratti, pareri, modulistica definendo l’esperienza della relazione con il professionista come soddisfacente e gratificante.

Una condizione che si applica anche alle informative privacy previste dal GDPR.

Eppure, è bene chiarire che il legal design non rappresenta davvero una rivoluzione: vediamo perché. 

La necessità di semplificazione

Nel 1936 Piero Calamandrei in “Elogio dei giudici scritto da un avvocato” ci ricordava che “la brevità e la chiarezza sono le due doti che il giudice più ama nel discorso dell’avvocato”. Di recente la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e autorevole dottrina hanno posto sempre maggiore attenzione ai temi della chiarezza e sinteticità degli atti di parte e dei provvedimenti del giudice nel processo civile.

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La Corte di Cassazione, ad esempio, con la nota pronuncia del 20 ottobre 2016, n. 21297 è intervenuta sanzionando con l’inammissibilità un ricorso che non rispettava il canone di chiarezza e soprattutto di sinteticità, mentre di recente nell’ordinanza n. 18016/2020 dichiarava inammissibile un ricorso poco chiaro, disordinato dal quale non fosse possibile comprendere la vicenda né dal punto di vista sostanziale né da quello puramente processuale.

A ben vedere concetti come comprensibilità, semplicità, brevità, chiarezza nell’esposizione e nella redazione di documenti, atti, contratti e informative rappresentano da sempre un’esigenza per i destinatari e fruitori di tali contenuti nonché una necessità per i professionisti in virtù di espresse previsioni normative. Non è un caso che anche il legislatore abbia imposto espressamente in diversi testi normativi ai professionisti di redigere clausole contrattuali e informative che siano chiare e comprensibili per i destinatari a cui sono rivolte.

Se definire legal design tale tecnica redazionale cui si affianca l’utilizzo di immagini, icone, fumetti, etc… è utile affinché gli operatori del diritto possano essere maggiormente sensibilizzati ad adottare un approccio maggiormente orientato alla comprensione del testo per l’utente finale allora ben venga parlare di rivoluzione e/o di innovazione.

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Legal design: perché serve un approccio multidisciplinare

Certo è che il legal design richiede un approccio multidisciplinare tra professionisti appartenenti all’area giuridica, a quella della comunicazione e della programmazione informatica affinché il prodotto finale sia la creazione e progettazione di testi che, senza perdere di sostanza, efficacia e validità giuridica, facilitino la comprensione degli intenti e degli obiettivi per gli stessi destinatari.

Il professionista che predispone il contratto dovrà preliminarmente, a seconda del contesto e delle finalità da perseguire, scegliere il giusto design per garantire la migliore comprensione dei contratti in ossequio ad es. alle norme del Codice del Consumo (d.lgs. 206/2005) che prevedono che le clausole dei contratti proposte ai consumatori e le informazioni rese a loro dai professionisti devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile.

L’art. 35 comma 1 del D.lgs 206/2005 prevede ad esempio che “Nel caso di contratti di cui tutte le clausole o talune clausole siano proposte al consumatore per iscritto, tali clausole devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile.”, l’art. 48 rubricato Obblighi d’informazione nei contratti diversi dai contratti a distanza o negoziati fuori dei locali commerciali richiede che “il professionista fornisce al consumatore le seguenti informazioni in modo chiaro e comprensibile, qualora esse non siano già apparenti dal contesto”. Ancora l’art. 51 ribadisce che “Per quanto riguarda i contratti a distanza il professionista fornisce o mette a disposizione del consumatore le informazioni di cui all’articolo 49, comma 1, in modo appropriato al mezzo di comunicazione a distanza impiegato in un linguaggio semplice e comprensibile.

Le informative privacy e il legal design

Altro campo di applicazione del legal design riguarda le informative “privacy”, infatti l’art.12 del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Reg.UE 679/2016 o GDPR) prevede che il titolare del trattamento dei dati personali dia all’interessato le informazioni sul trattamento dei dati  in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro, in particolare nel caso di informazioni destinate specificamente ai minori, anche utilizzando icone standardizzate.

Ancora il Considerando 58 evidenzia che “il principio della trasparenza impone che le informazioni destinate al pubblico o all’interessato siano concise, facilmente accessibili e di facile comprensione e che sia usato un linguaggio semplice e chiaro, oltre che, se del caso, una visualizzazione” aggiungendo che “Dato che i minori meritano una protezione specifica, quando il trattamento dati li riguarda, qualsiasi informazione e comunicazione dovrebbe utilizzare un linguaggio semplice e chiaro che un minore possa capire facilmente.”

A riprova dell’importanza e dell’attenzione che riveste questo tema il Garante per la protezione dei dati personali ha indetto il contest “Informative privacy più chiare grazie alle icone? È possibile” al quale era possibile partecipare inviando soluzioni che rendano le informative privacy più semplici e chiare entro il giorno 30 maggio 2021. Tuttavia rendere comprensibile un documento che incide su diritti e libertà degli utenti non significa banalizzarne e semplificarne contenuto e forma.

La vera rivoluzione del legal design sta nel partire dall’analisi del contesto di riferimento: i documenti, la modulistica, i pareri, i contratti prodotti dai professionisti a quali utenti/clienti finali si rivolgono? Bisognerà sempre e comunque scegliere il linguaggio maggiormente appropriato in quanto è evidente che una cosa è redigere un’informativa che si rivolge al consumatore finale e/o ad un minore, altra cosa è redigere un atto che avrà come destinatario un Giudice.

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Conclusione

In conclusione la struttura del contratto, fermo restando il rispetto dei requisiti richiesti dalla singola tipologia contrattuale, potrebbe essere rappresentata tramite diagramma di flusso, striscia di fumetti, o, in generale, forme tipiche del settore di appartenenza della controparte. L’obiettivo è instaurare un rapporto di fiducia con un linguaggio trasparente e facilmente accessibile, miglior comprensione del testo, razionalizzazione del tempo, maggiore comprensione delle procedure, incremento dell’efficienza.

Nella redazione del documento giuridico possono essere utilizzati elementi grafici, tabelle, timeline, che ne rendano più immediata e rapida la comprensione. Inoltre, al fine di rendere più efficace il contratto oltre ad utilizzare una grafica affascinante potrebbero essere utilizzati brevi commenti esplicativi delle singole clausole. In tal modo il contratto racchiuderà tutte le clausole e requisiti essenziali senza rinunciare alla chiarezza espositiva e al design.

Mi piace pensare che redigere un documento ponendo l’attenzione sul destinatario che dovrà leggerlo e comprenderlo, oltre che essere un obbligo imposto dalla normativa come abbiamo visto, possa rappresentare una forma di gentilezza e di etica della professione.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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