La ripresa economica passa attraverso la cyber security: un approccio strategico - Cyber Security 360

LA RIFLESSIONE

La ripresa economica passa attraverso la cyber security: un approccio strategico

Dalle analisi di mercato si evince che la ripresa economica passa attraverso la cyber security, considerata ormai un’infrastruttura strategica del Paese. È dunque necessario lavorare sull’alfabetizzazione digitale nelle scuole e nelle aziende, sugli investimenti in formazione e sulla necessità di attrezzare con sistemi complessi la produzione sempre più digitale

27 Nov 2020
C
Marco Comastri

Responsabile Business Unit Cybersecurity Tinexta Spa

La progettazione e la realizzazione di sistemi IT che siano al passo con i tempi in cui viviamo permettono di cogliere appieno tutte le opportunità della digital transformation ed è ormai chiaro a tutti che la ripresa economica passa attraverso la cyber security e la protezione dei dati.

Cyber security e protezione dati: l’importanza della conoscenza

La conoscenza è la nuova base della ricchezza. Questo non si è mai verificato prima. In passato, quando i capitalisti parlavano della loro ricchezza, si riferivano alle loro proprietà in termini di impianti, attrezzature e risorse naturali. In futuro, quando i capitalisti parleranno della loro ricchezza, intenderanno la loro capacità di controllare la conoscenza.”

Così l’economista statunitense Lester C. Thurow, all’alba del millennio che viviamo, teorizzava il passaggio dalla old economy alla new economy, tratteggiandone gli aspetti essenziali. La conoscenza come fattore chiave e, di concerto, la protezione dei dati: due elementi che sarebbero stati fulcro dello sviluppo economico del nuovo mondo.

Oggi, a distanza di vent’anni, questa teoria mostra ancora la sua validità e a mio giudizio esce, addirittura modificata, alla disamina di un ideale Occam dei nostri giorni difficili: i dati di conoscenza, che sono la fonte per la generazione del valore futuro, vanno protetti dai tentativi di chi voglia piegarli a scopi malevoli, ed impiegati invece per ragioni di sviluppo economico, e quindi di progresso e motore di innovazione.

A distanza di vent’anni, da quando Lester Thurow scriveva, viviamo un’epoca resa insicura anche dal perseverare di una pandemia. E se le recenti notizie dei progressi nella scoperta di un vaccino inducono alla fiducia, sembra evidente che con questa situazione di difficoltà occorrerà convivere ancora, senza tuttavia fermare la produzione, né gli altri asset essenziali su cui la nostra vita sociale si basa, la scuola, la mobilità, lo scambio, la cultura.

Un salto di qualità per il sistema produttivo

Chi fa impresa lo sa, e da mesi affronta la sfida con flessibilità e consapevolezza. La percentuale dei lavoratori in smart working – almeno il 50% nelle pubbliche amministrazioni – e le forti raccomandazioni al lavoro agile nelle imprese private sono ancora lo strumento con cui si fa fronte al pericolo di una nuova stagnazione economica.

Ma se il coronavirus ha costretto il sistema produttivo a compiere quello che è certamente un salto di qualità, vincendo senza prove precedenti la prova del passaggio a forme di lavoro più agili, appunto, va detto che ha insieme moltiplicato le possibilità che un sistema sempre più basato sulla digitalizzazione venga attaccato da criminali informatici. I modi in cui questo può avvenire sono molteplici, e oggetto di studi e ricerche specifiche.

Basti sapere, tuttavia, che il mercato mondiale della cyber security è stimato per il 2020 in oltre 120 miliardi di dollari e i trend di crescita per il futuro sono molto significativi: il compound growth rate del settore è di circa il 10%. Il mercato europeo rappresenta circa un quarto del mercato mondiale e ha delle dinamiche di crescita molto simili. Anche sul fronte italiano i valori in gioco sono significativi. Il mercato nel 2020 è stimato oltre i 2 miliardi e le crescite per il futuro stimano un Compound Growth Rate di circa il 9%.

Numeri che lasciano intendere quanto la sicurezza dei dati venga considerata un investimento attraente per chi fa impresa e quanto la necessità di protezione sia considerata una necessità per le aziende.

La cyber security come infrastruttura strategica

WHITEPAPER
Big Data Analytics: dai browser ai social. Come analizzare la quantità crescente di dati?
Big Data
Business Analytics

Secondo noi la cyber security rappresenta infatti un’infrastruttura strategica per il paese: per proteggere tutti noi, le aziende, ma anche la capacità della società di innovare sempre più. La sicurezza digitale è una delle tecnologie più importanti in questo momento nel settore dell’IT insieme all’intelligenza artificiale, al Machine Learning, ai Big Data e all’IoT (Internet delle cose) ed offre anche una risposta concreta alle priorità della digitalizzazione che sono in prima linea anche nelle agende dei governi.

Il tema ovviamente è senza confini. Secondo Forrester Research, una grande società di analisi e consulenza americana che nel 2019 ha pubblicato uno studio con interviste fatte ai manager responsabili della sicurezza informatica in America e in Inghilterra, “la cyber security è alla base della protezione, della facilitazione e della creazione di opportunità di crescita dei profitti: oggi più che mai i clienti ricercano aziende in grado di garantire un buon livello di cyber security e, di conseguenza, capaci di proteggere i loro dati e, ove il caso, la proprietà intellettuale[1].

Secondo tutti gli intervistati salvaguardare la reputazione è una leva fondamentale per il successo aziendale, senza contare le conseguenze negative derivanti dai problemi innescati dalle violazioni subite. L’80% delle aziende intervistate nel rapporto Forrester ha ammesso di aver dovuto gestire almeno un incidente di cyber security nel 2019, con gravi conseguenze per l’azienda.

E l’Italia non fa eccezione: fermandosi a dati del 2019[2], apprendiamo che secondo IMQ “gli attacchi cyber alle imprese sono aumentati di 10 volte nell’ultimo biennio, nel primo semestre del 2019 sono aumentati gli attacchi ai computer impegnati nella gestione degli edifici dotati di sistemi digitali (4 su 10)”.

Servono alfabetizzazione digitale e formazione

A fronte dell’aumentata esposizione, certo, è cresciuta l’attenzione e al Cybersecurity Act, di giugno 2019, è seguita l’approvazione, a novembre dello stesso anno, del Disegno di Legge sul Perimetro cibernetico, che fissa dei paletti precisi.

All’interno di questi punti fermi è necessario tuttavia lavorare ancora, sulla necessità dell’alfabetizzazione digitale nelle scuole e nelle aziende, sugli investimenti in formazione, sulla necessità di attrezzare con sistemi complessi la produzione, sempre più digitale del nostro valore. Temi sui quali dialogare oggi – decisori politici, studiosi e imprenditori, per essere pronti quando ci sarà la vera ripresa.

NOTE

  1. La cyber security come leva strategica del business digitale: metriche e paradigmi, Federica Maria Rita Livelli, 15 ottobre 2020.
  2. Risk Management e Cybersecurity: a che punto siamo in Italia, RiskManagement360.it.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5