Giorno dopo giorno continuano a emergere nuovi casi di supermercati – ma anche bar, mense e produttori di alimenti – che in Italia hanno subito l’attacco cyber ai frigoriferi, lo stesso che ha interessato altri Paesi europei.
Per capirci un po’ di più abbiamo fatto una ricognizione degli attacchi regione per regione, tramite le cronache affiorate sui media locali. Abbiamo pensato fosse utile per capire la portata di questi attacchi, che ricordiamo sono coordinati a livello europeo e per questo motivo probabilmente di matrice statale (con uno Stato nazione alle spalle, Russia e Iran principali indiziati secondo esperti come gli analisti di Lupovis o SentinelOne).
La mappa serve anche a circoscrivere il fenomeno – che per le istituzioni italiane è limitato nei danni effettivi – onde evitare allarmismi, quindi per non fare il gioco degli attaccanti, probabilmente intenzionati proprio a spargere caos e terrore in Europa.
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Due punti vendita Coop/SAIT in Valsugana e a Mezzocorona, con perdite limitate; bar Alla Spiaggia a Baselga di Piné, danno dichiarato di circa 10.000 €; segnalazioni di alberghi e negozi nelle valli di Fiemme e Fassa, senza elenco completo.
Fonte2
Un supermercato ha avuto anomalie frigorifere; nessuna merce persa, origine informatica da chiarire.
Fonte3
Conad Ponzano Veneto: surgelati danneggiati eliminati; impresa ha confermato l’attacco.
Fonte4
Tre punti vendita: Aviano, Spesa Facile Pordenone e Ronchi dei Legionari. Nessun danno alla merce ad Aviano.
Fonte5
Gallo SS e Gallo Logistic, Finale Ligure: 22 celle con sbrinamento alterato oltre 250 minuti e display rassicuranti; personale e controlli manuali hanno evitato perdite. Indaga la Dda di Genova.
Fonte6
SIAF a Bagno a Ripoli (sei celle, circa 500 € di materie prime); verifiche su Valpizza a Prato.
Fonte7
Due Tigre ad Amatrice e Antrodoco; episodi anche nell’area Tiburtina di Roma, con 500.000 € di merci perse riferiti dalla TGR.
Fonte8
Supermercato riconducibile a Daniele Erasmi: manomissione della temperatura, prodotti deteriorati, stime locali divergenti.
Fonte9
Dok in viale dei Pentri: freezer alterato nella notte; prima stima circa 6.000 € di danni.
Fonte10
Due Viro Sidis, via Muroni e piazza Mazzotti: prodotti eliminati, circa 2.000 € di danni complessivi.
Fonte11
Circa 20 supermercati secondo Federdistribuzione Sicilia; Coop Radenza, Decò affiliati, Conad. Danni non consolidati.
Fonte12
Agostino Gallo riferisce di un collega piemontese che avrebbe perso 55.000 € in un attacco analogo. Azienda, località e importo non hanno riscontro indipendente: dato escluso dal totale dei danni.
Fonte1Trentino · SAIT, bar e alberghi
Due punti vendita Coop/SAIT in Valsugana e a Mezzocorona, con perdite limitate; bar Alla Spiaggia a Baselga di Piné, danno dichiarato di circa 10.000 €; segnalazioni di alberghi e negozi nelle valli di Fiemme e Fassa, senza elenco completo.
2Alto Adige · Castelrotto
Un supermercato ha avuto anomalie frigorifere; nessuna merce persa, origine informatica da chiarire.
3Veneto · Ponzano
Conad Ponzano Veneto: surgelati danneggiati eliminati; impresa ha confermato l’attacco.
4Friuli-V.G. · rete Conad
Tre punti vendita: Aviano, Spesa Facile Pordenone e Ronchi dei Legionari. Nessun danno alla merce ad Aviano.
5Liguria · Finale Ligure
Gallo SS e Gallo Logistic, Finale Ligure: 22 celle con sbrinamento alterato oltre 250 minuti e display rassicuranti; personale e controlli manuali hanno evitato perdite. Indaga la Dda di Genova.
6Toscana · Firenze/Prato
SIAF a Bagno a Ripoli (sei celle, circa 500 € di materie prime); verifiche su Valpizza a Prato.
7Lazio · Roma/Reatino
Due Tigre ad Amatrice e Antrodoco; episodi anche nell’area Tiburtina di Roma, con 500.000 € di merci perse riferiti dalla TGR.
8Abruzzo · Silvi Marina
Supermercato riconducibile a Daniele Erasmi: manomissione della temperatura, prodotti deteriorati, stime locali divergenti.
9Molise · Isernia
Dok in viale dei Pentri: freezer alterato nella notte; prima stima circa 6.000 € di danni.
10Sardegna · Sassari
Due Viro Sidis, via Muroni e piazza Mazzotti: prodotti eliminati, circa 2.000 € di danni complessivi.
11Sicilia · più insegne
Circa 20 supermercati secondo Federdistribuzione Sicilia; Coop Radenza, Decò affiliati, Conad. Danni non consolidati.
12Piemonte · da verificare
Un imprenditore ligure riferisce che un collega piemontese ha perso 55.000 €. Nessun nome o luogo verificato, nessuna dichiarazione diretta dell’impresa.
Indice degli argomenti
Attacchi a frigoriferi di supermercati e altri soggetti italiani: un bilancio
Ad oggi siamo riusciti a censire 38 soggetti colpiti, nella notte tra il primo e il 2 novembre 2026, quando gli aggressori hanno alterato da remoto i parametri dei sistemi di refrigerazione, costringendo diversi negozi a eliminare alimenti. La Sicilia conta circa 20 punti vendita coinvolti secondo Federdistribuzione regionale; altri episodi sono stati documentati dal Nord-Est fino alla Sardegna, al Lazio e al Molise. Le aziende della filiera hanno subito intrusioni analoghe, dai centri di ristorazione alle piattaforme frigorifere della Liguria.
Il conto dei danni più alto pubblicato finora arriva da Roma: 500.000 euro di merci eliminate per una catena della zona Tiburtina, secondo la TGR Lazio del 4 novembre. La Rai non indica il nome dell’azienda né quanti negozi siano compresi nell’importo. Per altri punti vendita le perdite dichiarate vanno da circa 2.000 a 6.000 euro, mentre in diversi casi il personale è riuscito a trasferire la merce e a contenere i danni.
In Trentino un bar ha dichiarato circa 10.000 euro di danni e risultano problemi anche in alberghi e attività delle valli di Fiemme e Fassa; in Liguria due imprese di distribuzione alimentare hanno denunciato la manomissione dei controlli di 22 celle frigorifere, evitando la perdita delle merci grazie all’intervento dei dipendenti.
Le testimonianze raccolte mostrano anche un problema tecnico più grave della sola temperatura impostata: in alcune strutture gli allarmi non hanno segnalato il pericolo e i display mostravano valori ingannevoli. È successo a Palermo e, secondo la denuncia di due aziende liguri, a Finale Ligure. Quando un aggressore controlla anche la supervisione, il personale può scoprire il guasto soltanto entrando fisicamente nelle celle e misurandone la temperatura.
La Sicilia: venti supermercati segnalati, ma il bilancio dei danni resta aperto
La concentrazione maggiore delle segnalazioni è nell’isola. Giovanni Arena, delegato di Federdistribuzione per la Sicilia e amministratore delegato del gruppo Arena, parla di circa 20 punti vendita interessati nelle province di Palermo, Catania e Ragusa. Non è stato pubblicato un elenco completo. Nella ricognizione compaiono supermercati Coop del gruppo Radenza, tre Conad nelle città di Catania, Messina e Palermo e tre punti vendita Decò del franchising Arena. Arena ha precisato all’ANSA che i tre Decò colpiti erano gestiti da affiliati e non da negozi direttamente condotti dal gruppo.
Per Coop Gruppo Radenza, Giuseppe Spadaro aveva inizialmente indicato almeno quattro negozi, tre nel Catanese e uno a Palermo. Una successiva testimonianza all’ANSA di Mario Giannitto, area manager, cita anche un punto vendita a Ragusa, portando a cinque il perimetro descritto nelle cronache. A Palermo i surgelati e il pollame sono stati eliminati; gli addetti hanno lavorato per rifornire il negozio. «L’allarme nella notte non era scattato», ha riferito Giannitto. I parametri dei congelatori, normalmente tra meno 18 e meno 25 gradi, risultavano impostati a 50 gradi: è il valore impostato nel controllo, non una misura uniforme della temperatura reale di tutti gli alimenti.
Giannitto sostiene che gli intrusi si siano collegati alla VPN usata dal gruppo. Arena, descrivendo il fenomeno a livello regionale, indica invece gli accessi dei fornitori e dei call center incaricati della telegestione e gli indirizzi IP dei controllori. Per ricostruire la via d’accesso di ogni episodio bisogna però aspettare le verifiche della Polizia postale e dell’ACN.
Attenzione, c’è una cifra equivocata da alcuni.
Arena ha prospettato «svariate decine di milioni di euro» soltanto come danno potenziale in caso di nuovi attacchi diffusi. Nella ricostruzione giornalistica della crisi e nelle sue dichiarazioni la preoccupazione riguarda anche la riduzione degli incassi dovuta al timore dei consumatori: nessuna di queste cifre costituisce una stima delle perdite già accertate in Sicilia.
Conad nel Nord-Est, Coop in Trentino: come si sono salvati alcuni prodotti
Il 5 novembre un aggiornamento della rete Conad ha identificato quattro punti vendita colpiti il 2 novembre nel Nord-Est: Conad Ponzano Veneto (Treviso), Conad Aviano (Pordenone), Spesa Facile Pordenone e Spazio Conad Ronchi dei Legionari (Gorizia). A Ponzano gli alimenti surgelati danneggiati sono stati smaltiti; ad Aviano non si sono registrate perdite di merce; a Pordenone e Ronchi i prodotti compromessi sono stati eliminati e sostituiti. La comunicazione aziendale è riportata dal Corriere delle Alpi.
Il caso di Ronchi racconta perché la vigilanza durante la notte conta. La società di manutenzione ha avvertito la persona reperibile dopo avere rilevato parametri anomali. Prima dell’apertura gli addetti hanno trovato temperature elevate in alcune celle e nei banchi della carne e dei salumi; hanno rimosso le merci interessate e il supermercato ha potuto continuare a operare. Lo ha raccontato la direttrice Alessia Furlan alla TGR Friuli-Venezia Giulia.
L’attacco si è esteso anche a bar e strutture ricettive del Trentino. Al bar Alla Spiaggia di Baselga di Piné, nella notte tra il 2 e il 3 novembre, gli aggressori avrebbero modificato da remoto le impostazioni di frigoriferi e freezer, compromettendo anche il sistema di allarme. Il titolare Andrea Dallapiccola ha dichiarato circa 10.000 euro di perdite al T Quotidiano. Il 5 novembre L’Adige ha segnalato episodi in alberghi e negozi delle valli di Fiemme e Fassa.
In Trentino due cooperative della rete SAIT, una in Valsugana e una nell’area di Mezzocorona, hanno fronteggiato anomalie ai controlli dei frigoriferi. Gli addetti hanno spostato manualmente le merci in celle rimaste operative, limitando le perdite, come ha spiegato il direttore generale Luca Picciarelli al Corriere del Trentino. A Castelrotto, in Alto Adige, è stata segnalata un’anomalia in un supermercato Konsum Markt Coop, senza merce deteriorata: qui la causa informatica non risulta ancora accertata.
Dal Lazio alla Sardegna: dove sono stati quantificati i danni
Nel Reatino, i due supermercati Tigre di Amatrice e Antrodoco hanno trovato frigoriferi caldi e alimenti da buttare. I punti vendita, realizzati in strutture di servizio dopo il terremoto, erano dotati di controllo remoto; secondo la TGR Lazio la mail automatica di allarme non sarebbe arrivata. Nella stessa inchiesta la Rai segnala incidenti nella zona Tiburtina di Roma: una catena avrebbe dovuto eliminare 500.000 euro di prodotti dopo almeno sei ore di refrigerazione interrotta.
A Silvi Marina, in provincia di Teramo, un punto vendita riconducibile a Daniele Erasmi ha visto il setpoint del sistema portato a 150 gradi e alcune celle salire fino a circa 40 gradi effettivi. Il monitoraggio ha attivato l’allarme, consentendo l’intervento dei tecnici. Nelle dichiarazioni riportate da Abruzzolive Erasmi parla di alcune migliaia di euro di danni; una diversa versione dello stesso articolo riporta una cifra vicina a 10.000 euro.
A Isernia, nel supermercato Dok di viale dei Pentri, il responsabile ha scoperto il frigorifero fuori temperatura la sera del 4 novembre e ha interrotto l’alimentazione prima di avvertire la Polizia postale. L’ANSA riporta una prima stima dei danni di circa 6.000 euro. A Sassari gli attacchi hanno riguardato due punti vendita Viro Sidis, in via Muroni e piazza Mazzotti: temperature fino a circa 15 gradi hanno compromesso prodotti conservati nei frigoriferi, con circa 2.000 euro di merce eliminata secondo il titolare Roberto Cuccuru. Cuccuru ha poi descritto il ripristino dei sistemi e il rafforzamento del monitoraggio, con il coinvolgimento dei manutentori frigoristi, dei tecnici IT e di specialisti HACCP alla Nuova Sardegna.
Supermercati italiani coinvolti: insegne e perdite dichiarate
| Regione | Punti vendita | Insegne e località | Danni e riscontri |
|---|---|---|---|
| Sicilia | ~20 segnalati | Coop Radenza (almeno 5 nella ricostruzione ANSA del 3/11), Conad (3), Decò (3 affiliati); elenco completo non pubblico | Merci deteriorate; varie migliaia di euro per Coop Radenza, bilancio totale non disponibile Fonte |
| Veneto | 1 | Conad Ponzano Veneto (TV) | Surgelati eliminati; importo non comunicato Fonte |
| Friuli-Venezia Giulia | 3 | Conad Aviano (PN), Spesa Facile Pordenone, Spazio Conad Ronchi dei Legionari (GO) | Aviano senza perdite; merci eliminate negli altri due Fonte |
| Trentino | 2 | Cooperative della rete SAIT in Valsugana e area Mezzocorona | Prodotti spostati manualmente in celle sicure; perdite limitate Fonte |
| Alto Adige | 1 segnalato | Konsum Markt Coop, Castelrotto (BZ) | Nessun danno alle merci; origine ancora incerta Fonte |
| Lazio | 2 + Roma | Tigre ad Amatrice e Antrodoco; altri esercizi zona Tiburtina di Roma | Merce eliminata nel Reatino; TGR Lazio riferisce 500.000 € per una catena romana non nominata Fonte |
| Abruzzo | 1 | Supermercato Erasmi a Silvi Marina (TE) | Merce compromessa; dichiarazioni locali: alcune migliaia, con stime fino a ~10.000 € Fonte |
| Molise | 1 | Dok, viale dei Pentri, Isernia | Circa 6.000 € di danni secondo prime stime Fonte |
| Sardegna | 2 | Viro Sidis, via Muroni e piazza Mazzotti, Sassari | Circa 2.000 € complessivi, secondo il titolare Fonte |
Oltre i supermercati: mense, produttori di alimenti in Liguria, Toscana e (forse) Piemonte
La stessa tipologia di intrusione può interrompere la catena del freddo prima che la merce arrivi sugli scaffali. A Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, SIAF, società di ristorazione collettiva, ha confermato un attacco ai sistemi di controllo il 2 novembre: sei celle frigorifere hanno registrato anomalie e circa 500 euro di materie prime deperibili sono andati perduti. I sistemi di sorveglianza hanno consentito di mantenere la continuità del servizio. La TGR Toscana riferisce inoltre accertamenti su Valpizza, produttore di alimenti surgelati con sede emiliana, per un episodio che riguarderebbe lo stabilimento di Prato. L’eventuale perdita di merci non è stata quantificata pubblicamente.
Il 5 novembre la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova ha avviato accertamenti sulle denunce di Gallo SS e Gallo Logistic a Finale Ligure, due imprese della distribuzione alimentare. I dipendenti avevano percepito calore eccessivo entrando nei locali, mentre le centraline indicavano valori apparentemente normali e non permettevano di modificare i comandi. Secondo la ricostruzione dell’ANSA, lo sbrinamento, abitualmente programmato per brevi intervalli, era stato esteso a oltre 250 minuti. Gli addetti hanno isolato i dispositivi dalla rete e dall’alimentazione e hanno iniziato a controllare le temperature manualmente.
Il titolare Agostino Gallo ha raccontato al Secolo XIX che l’intervento dei dipendenti ha evitato la distruzione della merce nelle 22 celle interessate. Resta un caso istruttivo: se il sistema centrale visualizza dati falsi o gli avvisi vengono disabilitati, serve un controllo fisico indipendente.
Secondo il racconto di Agostino Gallo al Secolo XIX, la manomissione avrebbe interessato 22 celle frigorifere, con uno sbrinamento prolungato per oltre quattro ore. Il titolare ha aggiunto di aver parlato con un collega piemontese che avrebbe perso 55.000 euro in un attacco analogo. La testimonianza apre una pista in Piemonte, ma senza nome dell’impresa, località e riscontro diretto.
Il totale dei danni: perché il dato nazionale ancora manca
La cifra romana di 500.000 euro, le migliaia di euro dichiarate dai negozi siciliani, i 6.000 euro di Isernia, i 2.000 di Sassari e i 500 di SIAF non possono essere sommati per costruire una stima nazionale affidabile. Alcune perdite sono ancora stime dei gestori, diverse aziende non hanno pubblicato un importo e il caso romano non identifica l’impresa; mancano inoltre costi per assistenza tecnica, controlli sanitari, smaltimento, sostituzione delle merci e interruzioni operative. I circa 20 punti vendita siciliani dichiarati da Arena includono i singoli casi di insegne nominati nelle cronache: contarli separatamente gonfierebbe il totale.
Alla ricognizione va aggiunto il caso del bar Alla Spiaggia di Baselga di Piné, circa 10.000 euro secondo il titolare. Una diversa indicazione, 55.000 euro per un’azienda piemontese non identificata, proviene soltanto dal racconto dell’imprenditore ligure Agostino Gallo e richiede una verifica indipendente; resta fuori da qualsiasi somma. Anche la stima di «svariate decine di milioni di euro» citata da Federdistribuzione Sicilia descrive un rischio di perdite future qualora gli attacchi continuassero, non un danno già contabilizzato.
Le differenze di danno mostrano però un fatto: a Ronchi dei Legionari e nelle cooperative trentine i manutentori hanno segnalato gli scostamenti in tempo utile e i dipendenti hanno spostato i prodotti. A Palermo e nel Reatino gli allarmi automatici non hanno funzionato come previsto, mentre in Liguria sono stati riferiti valori visualizzati non coerenti con le temperature percepite. Il punto decisivo è rilevare la manomissione prima che il prodotto superi le condizioni di conservazione sicura, non soltanto ripristinare il controllore dopo l’attacco.
Che cosa sa il Governo e come si sta muovendo l’ACN
Dopo una riunione a Palazzo Chigi del 3 novembre con il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro Francesco Lollobrigida, i vertici dell’ACN e dell’intelligence, il Governo ha descritto un impatto inizialmente limitato rispetto alle migliaia di punti vendita italiani. Secondo la nota ufficiale diffusa da Palazzo Chigi, le unità coinvolte disponevano spesso di apparati obsoleti, interfacce esposte direttamente su Internet e autenticazione inadeguata. La Presidenza del Consiglio ha aggiunto che gli accertamenti iniziali non avevano rilevato conseguenze per la salute dei cittadini riconducibili a scongelamenti e che le anomalie vengono trasmesse dall’ACN ai Nas per gli opportuni controlli.
Il 5 novembre l’ACN ha riunito i principali operatori della distribuzione e dell’industria alimentare, insieme al ministero dell’Agricoltura: tra i partecipanti figuravano Coop, Conad, Barilla, Galbani, MARR, Esselunga, MD, Metro e rappresentanti del settore del freddo. Nella nota dell’Agenzia compare la proposta di creare un ISAC per la filiera alimentare, un centro in cui imprese e istituzioni possano scambiarsi rapidamente informazioni tecniche sulle minacce, integrato con l’ISAC Italia dell’ACN. Essere invitati all’incontro non indica che questi gruppi abbiano subito attacchi.
Restano aperte le indagini sull’origine della campagna. I gruppi filorussi NoName057(16) e Z-Pentest hanno diffuso una rivendicazione, ma la responsabilità dei singoli episodi italiani non è stata dimostrata pubblicamente. Il 5 novembre Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha ricordato che l’attribuzione degli attacchi cyber richiede accertamenti complessi, a partire dal lavoro della Polizia postale. Le sue dichiarazioni sono riportate da Adnkronos.
La protezione dei controllori: cinque verifiche che non possono attendere
I casi italiani mostrano un problema ricorrente: il dispositivo che controlla la temperatura è connesso per permettere a fornitori e gestori di intervenire senza raggiungere fisicamente il negozio o il magazzino. Quando l’accesso è esposto o le credenziali vengono compromesse, l’attaccante può comandare un impianto fisico attraverso l’interfaccia di manutenzione. Nell’avviso urgente ACN sulla sicurezza della catena del freddo le priorità operative riguardano tanto i gestori quanto le aziende incaricate della teleassistenza.
- Censire gli impianti e verificare le esposizioni su Internet, comprese interfacce di teleassistenza, router cellulari e dispositivi accessibili tramite indirizzi pubblici.
- Separare la rete OT da quella informatica ordinaria e limitare gli accessi di amministrazione a postazioni autorizzate.
- Proteggere gli accessi remoti con VPN aggiornate e autenticazione multifattore, controllando anche gli accessi dei fornitori e le credenziali dei tecnici.
- Verificare fisicamente temperature, allarmi, cicli di sbrinamento e configurazioni contro i valori autorizzati, utilizzando misurazioni indipendenti quando la supervisione è sospetta.
- Isolare e aggiornare i dispositivi vulnerabili o fuori supporto, attivando la gestione degli incidenti e le segnalazioni al CSIRT Italia in presenza di accessi o impostazioni non autorizzati.
Esiste anche una lacuna nel perimetro degli obblighi normativi. Il decreto legislativo 138/2024 che recepisce la NIS2 include, nel settore alimentare, le imprese di produzione e trasformazione industriale e di distribuzione all’ingrosso che soddisfano i requisiti di applicazione. La semplice vendita al dettaglio nei supermercati, di regola, non rientra in questa categoria. Per gruppi che svolgono attività diverse è necessario esaminare le singole società. La copertura NIS2 di un grossista e quella di un dettagliante possono quindi essere diverse anche quando condividono impianti e fornitori tecnologici.
La lezione degli episodi italiani è nei dettagli operativi: le merci sono state salvate dove qualcuno si è accorto per tempo della manomissione; altrove la scoperta è arrivata alla riapertura dei negozi, con i banchi già fuori temperatura. Ricostruire accessi, responsabilità dei manutentori e danni effettivi resta necessario per evitare che la prossima intrusione colpisca una filiera più difficile da fermare e rifornire.














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