Tattleware, l’ascesa dei tool per il monitoraggio dei dipendenti in smart working: le implicazioni - Cyber Security 360

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Tattleware, l’ascesa dei tool per il monitoraggio dei dipendenti in smart working: le implicazioni

La pandemia da Covid-19 ha profondamente cambiato la gestione del lavoro e tutto lascia pensare che lo smart working è destinato a continuare anche in futuro: questo, in parte, giustifica la diffusione dei software tattleware per il monitoraggio dei dipendenti. Ecco con quali effetti

3 giorni fa
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Federico Ferronetti

Analista Hermes Bay

Lavorare al computer presupponeva già in fase pre-pandemica dei rischi per la produttività, basti pensare ai numerosi episodi di dipendenti colti nell’utilizzare i dispositivi aziendali per fini personali come lo shopping e il gaming, pratica denominata cyberloafing: non c’è quindi da stupirsi che software e tool per il monitoraggio dei dipendenti, anche conosciuti come tattleware o bossware (“tattle”, in inglese vuol dire spiare), esistano già da tempo, ma è solo oggi che il loro utilizzo si è reso più necessario al fine di tenere sotto controllo una forza produttiva relegata in gran parte allo smart working.

L’avvento della pandemia da Covid-19 ha quindi portato enormi cambiamenti nella gestione del lavoro su scala globale. A distanza di oltre un anno dai primi lockdown nazionali, il clima di trasformazione digitale che ha investito il mondo del lavoro sembra non conoscere fine, facendo presagire come lo smart working sia destinato a continuare anche in futuro.

Pertanto, è opportuno analizzare quali effetti ha avuto tale trasformazione sui rapporti lavorativi all’interno delle singole aziende.

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Smart working e strumenti tattleware

I recenti sviluppi nel modo in cui datori di lavoro e dipendenti si interfacciano tra di loro, in un contesto professionale più digitalizzato che mai, sono costellati di novità incentrate particolarmente sulla necessità di monitorare l’operato e le azioni svolte dai dipendenti impegnati nel lavoro da casa.

Prima della pandemia lo smart working era limitato e ristretto a specifiche situazioni ed esigenze dell’azienda o del personale stesso e recarsi in ufficio per lavorare in presenza assieme al resto del team era la norma.

In tali contesti la produttività aziendale era più facilmente tenuta sotto controllo, e la possibilità di mantenere relazioni face-to-face permetteva la risoluzione di problemi in modo diretto grazie ad un elemento basilare quanto chiave, ovvero il poter comunicare dal vivo con la propria squadra sentendone la vicinanza immediata.

Lo smart working annulla totalmente questo senso di vicinanza, che viene rimpiazzato da un collegamento virtuale che, psicologicamente, fa sentire i dipendenti più lontani dal contesto lavorativo.

Sebbene il lavoro agile sia apprezzato per vari motivi, tra cui l’abbattimento di determinati costi aziendali e la possibilità di un work-life balance più soddisfacente, tra gli aspetti negativi spicca proprio la carenza di contatto umano, problema esacerbato dagli strumenti di sorveglianza di cui molte aziende stanno facendo uso.

Quali sono e a cosa servono gli strumenti tattleware

Tra i vari esempi di tattleware è possibile citare Sneek, TSheets, Hubstaff, Teramind e Microsoft Productivity Score: ciascuno offre svariate funzioni, dal catturare periodicamente un’immagine dalla webcam al controllare la cronologia delle ricerche su internet, fino a valutare la velocità di battitura sulla tastiera e geolocalizzare un dato dispositivo.

Alcuni tra i programmi più avanzati vanno oltre, permettendo all’utente, in questo caso il manager o un superiore, di prendere il controllo di un dispositivo da remoto, così come visualizzare il contenuto di ciascuna e-mail inviata, potendo inoltre settare filtri per rilevare tematiche scomode discusse dai propri lavoratori.

Lo scopo dei tattleware è chiaro: dovendo controllare gruppi di lavoro a distanza, le aziende sentono la necessità di esercitare un controllo quanto più ampio possibile, essendo imperativo il mantenimento di una produttività costante, seppur arrivando potenzialmente a invadere lo spazio privato del personale, problema che viene ulteriormente aggravato quando i dispositivi spiati vengono utilizzati fuori dal contesto lavorativo.

Implicazioni legali del monitoraggio dei dipendenti

Il dibattito continua ancora oggi, diviso fra chi vede nei tattleware uno strumento utile per la vera sopravvivenza aziendale e chi, al contrario, questiona la loro validità legale.

Gli Stati Uniti rappresentano un caso a sé stante, essendo una nazione che ha visto dilagare su larga scala l’utilizzo di questi strumenti. È pratica comune ricevere dispositivi aziendali con programmi di sorveglianza preinstallati e senza possibilità di disabilitarli o di alterarne le funzionalità, e accade spesso che gli impiegati non vengano neanche avvisati riguardo la presenza di tali programmi.

Nel panorama europeo lo scenario appare differente. In Italia, ad esempio, l’imposizione di tali software pone forti dubbi sulla legittimità dell’utilizzo, soprattutto in quanto rischiano di andare in contrasto con l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

I rischi correlati degli strumenti tattleware

Ma oltre alla questione legale vanno anche considerate le ricadute psicologiche che questi sistemi hanno sui lavoratori.

Uno studio dell’European CEO, condotto da Charlotte Gifford, rivela come la consapevolezza di essere monitorati porta i lavoratori verso livelli di stress maggiori, ne danneggia l’autostima e le capacità organizzative, e li rende meno autonomi nel lavoro.

La questione dell’autonomia nel lavoro è di fondamentale importanza: la psicologia sociale insegna come l’essere controllati venga spesso interpretato come non essere affidabili, erodendo pertanto l’autodeterminazione che spinge i dipendenti a prestazioni migliori, facendo inoltre venire meno quel senso di reciprocità che aiuterebbe a rendere il contesto lavorativo sano e stabile.

Se l’obiettivo dei tattleware è di mantenere attiva e costante la produttività di ciascun impiegato, tali effetti negativi fanno capire come un loro pervasivo utilizzo possa portare al risultato diametralmente opposto.

La risposta degli sviluppatori non si è fatta attendere: diverse case produttrici di tattleware tendono a seguire un filo conduttore simile, ovvero aiutare le imprese a compiere spediti passi verso la trasformazione digitale.

Uno studio per il Journal of Economics & Management Strategy, condotto da Elizabeth Lyons, si oppone alle teorie della psicologia sociale, sostenendo come i dipendenti che sanno di essere monitorati siano automaticamente più produttivi e soddisfatti della propria mansione, avendo la percezione che il loro incarico sia rilevante per l’azienda.

Ma la stessa ricerca illustra come questi dati positivi abbiano un chiaro limite: quando il monitoraggio raggiunge livelli eccessivi i risvolti saranno negativi, e gli impiegati si sentiranno facilmente isolati e senza qualcuno con cui potersi confrontare in modo diretto.

Quest’ultimo punto riassume una delle principali debolezze dello smart working, ovvero la carenza di una vera empatia che deriva da un contatto umano irrealistico e limitato; una gestione del lavoro da remoto di questo tipo, l’alienazione del lavoratore e un controllo percepito come pervasivo, rischierebbe di provocare danni psicologici a fasce di lavoratori che non sarebbero in grado di percepire l’inclusività all’interno del posto di lavoro.

Le reazioni dei dipendenti al tattleware

Non tutti i lavoratori si sono dimostrati favorevoli all’introduzione di questo tipo di software. Per far fronte all’ascesa dei controlli a distanza diversi utenti hanno iniziato ad impiegare in modo crescente software anti-sorveglianza, fra i quali Presence Scheduler per Slack e programmi per la simulazione di movimenti del cursore, come metodo per poter apparire sempre online.

I più esperti sono arrivati ad impiegare macchine virtuali, permettendo loro di lavorare in una finestra e svolgere attività personali in un’altra, il tutto senza dare indizio ai tattleware.

La voglia di aggirare questo tipo di sorveglianza ha portato alla nascita di piccole comunità su Reddit impegnate a ideare creativi stratagemmi per ingannare qualsiasi software imposto dai propri manager.

Al contrario diversi impiegati, concentrati soprattutto nel settore finanziario statunitense, sostengono di essersi ormai arresi, riconoscendo come la sorveglianza sullo smart working sia una parte integrante del lavoro.

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Dallo smart working all’hybrid work

Tuttavia, lo smart working potrebbe in qualche modo aiutare lo sviluppo di relazioni migliori tra i vari settori e i vari livelli delle aziende.

Ciò potrebbe accadere in modo naturale nei tempi a venire, poiché diversi paesi contemplano oggi il passaggio verso una modalità di lavoro ibrida, divisa in modo più o meno equo tra lavoro in presenza e smart working: così facendo, il ritrovato contatto umano potrebbe portare ad un allentamento di misure che tendono a controllare i dipendenti.

Un esempio virtuoso da prendere in considerazione è il settore pubblico della Svezia, nel quale datore di lavoro e dipendenti firmano accordi incentrati su una serie di punti che includono le specifiche mansioni da svolgere in remoto e quanti giorni a settimana sono riservati allo smart working.

La trasparenza che deriva da questo processo reca beneficio a entrambe le parti: i manager, organizzando e dividendo preventivamente le mansioni, evitano una potenziale dispersione della forza lavoro, non dovendo pertanto ricorrere a strumenti di monitoraggio e i lavoratori conservano la propria autonomia nel rispetto dei compiti assegnati, avendo come valore aggiunto la possibilità di dedicare più tempo alla vita privata.

Per quelle aziende che non prevedono un ritorno anche parziale in ufficio, un’altra possibilità è rappresentata dall’impiego di software in grado di raccogliere feedback sullo stato d’animo e la motivazione dei propri dipendenti, citando Beaconforce come esempio, piattaforma che opera attraverso un mix di intelligenza artificiale e i feedback inviati dai lavoratori stessi.

Anziché raccogliere esclusivamente dati sulla produttività, avere a portata di mano informazioni riguardanti il benessere dei propri dipendenti può essere la soluzione ideale per generare un clima lavorativo più distensivo.

Conclusioni

Nonostante questi spiragli positivi nello sviluppo dello smart working, attualmente i software per la sorveglianza a distanza potrebbero aumentare ancora fino a conquistare nuovi mercati, Europa in primis.

Basti pensare che, nei primi mesi della pandemia, il mondo dei tattleware ha visto una crescita economica mai vista prima, trasformando quello che era un settore di nicchia in uno primario.

Le aziende che producono questo tipo di software non saranno di certo intenzionate a rinunciare ai clienti conquistati durante la pandemia; pertanto, al fine di prevenire situazioni di telelavoro insostenibili in futuro, l’implementazione di corrette pratiche da parte delle aziende giocherà un ruolo cruciale nel rendere lo smart working efficiente e funzionale quanto il lavoro in presenza.

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