L'analisi

Agricoltura, digitalizzare è una priorità ma attenzione alla cyber security

La digitalizzazione nel settore agricolo è una garanzia di sicurezza alimentare, di qualità e tutela della filiera: in questo contesto, tecnologie come 5G e IoT avranno sempre più rilevanza, così come la blockchain, ma è fondamentale curare l’aspetto relativo alla cyber security, per esempio nell’ambito della supply chain

28 Apr 2022
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Crescenzo Coppola

Laureato in Ingegneria Informatica, esperto di Innovazione e già Presidente della sezione Informatica, servizi innovativi e tecnologici di Confindustria Basilicata

Il digitale in agricoltura non è più una scelta di nicchia ma una garanzia di sicurezza alimentare che traccerà tutto il processo produttivo dell’agricoltore garantendo la necessaria trasparenza al consumatore finale.

L’agritech è la frontiera dell’agroalimentare fondata sull’insieme delle applicazioni e delle integrazioni delle tecnologie di ultima generazione che permette lo sviluppo di soluzioni innovative anti-spreco e di miglioramento dei raccolti in termini di resa, efficienza e redditività.

Tuttavia, in questo contesto, è importante non trascurare gli aspetti legati alla cyber security.

Cyber security e supply chain: un problema aperto

Digitale in agricoltura, lo stato dell’arte

Investire in questo ambito sta diventando sempre più prioritario dal momento che ogni anno il pianeta perde ampie porzioni di terreni coltivabili e che il consumo delle attività agricole impegna il 40% della superficie terrestre. Entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9,6 miliardi di persone e – secondo le stime della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) – per nutrirla l’agricoltura globale dovrà produrre il 70% in più di cibo rispetto a oggi, utilizzando solo il 5% in più risorse naturali. Ed è qui che entra in gioco l’innovazione, il digitale, l’Internet of Things e di conseguenza la cyber security.

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A questo proposito, il 25 settembre 2015 veniva firmata da 193 Paesi delle Nazioni Unite l’Agenda 2030, un piano d’azione messo a punto per realizzare 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile mondiale, segnando un ulteriore passo verso il ripensamento del settore agroalimentare.

In Italia

L’Italia, volendo guardare in casa nostra, è il primo Paese in Europa per valore aggiunto in agricoltura e il primo produttore mondiale di vino in volume e primo produttore europeo in valore nella produzione di ortaggi. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, in Italia nel 2019 il valore dell’agricoltura digitale sfiorava i 540 milioni di euro, con un incremento del 270% rispetto all’anno precedente, a fronte di un mercato mondiale di 9 miliardi.

Negli ultimi due anni, in Italia, gli investimenti in Agritech sono esplosi passando da un fatturato di 540 milioni di euro (2019) agli 1,3 miliardi di euro del 2020 per poi approdare a 1,6 miliardi di euro a fine 2021, con un ulteriore balzo del 23% in appena 12 mesi: l’agricoltura italiana di precisione può, dunque, essere un player importante e svolgere un ruolo di rilievo nello sviluppo dell’economia nazionale.

A tracciare bene lo scenario che si potrebbe aprire nei prossimi anni è Elio Catania, consigliere del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che nel corso dell’incontro ‘Sicurezza, tracciabilità e sostenibilità: innovare il settore Agrifood con il digitale’, organizzato da Anitec-Assinform e Confindustria Digitale, ha sottolineato quanto sia importante dare all’Agrifood e al Digital Agrifood il giusto ruolo e la giusta importanza all’interno dell’intero ecosistema dell’innovazione. Le tecnologie da valorizzare, ha affermato Catania, ci sono, la questione è come farle arrivare a un sistema così parcellizzato, una vera e propria questione di ‘execution’ per passare dalle opportunità ai fatti concreti, perché è bassa la capacità ricettiva del singolo operatore sul territorio, mentre le realtà più grandi sono più sensibili e dinamiche.

Applicazioni Agritech, l’impatto di 5G e IoT

Le applicazioni agritech che manifesteranno tutto il loro potenziale con la diffusione del 5G e dell’Internet of Things, sono molteplici: dai sensori da campo, che vengono piantati nel terreno o installati sulle piante e rilevano di continuo parametri come l’umidità, l’acidità o la temperatura del suolo, ai trattori connessi in grado di muoversi in autonomia sui campi per arare, seminare o dissodare; dai collari e tag smart applicati al bestiame che permettono già di acquisire in continuo i parametri biometrici dei capi a dimora nelle stalle o allevati all’aperto, ai droni, dotati di telecamere, sensori multispettrali e sistemi di geolocalizzazione GPS, che acquisiscono dati utili per ricavare ortofotografie, indici di vigore e mappe di prescrizione che aiutano a capire lo stato di salute delle colture e la quantità di semi, concime e fitosanitari da distribuire.

Ma anche sistemi di monitoraggio e controllo degli impianti di irrigazione, che permettono di ridurre il consumo d’acqua – risorsa sempre più pregiata – e di affrontare meglio gli effetti dei cambiamenti climatici, e robot per la raccolta dei prodotti con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e l’inquinamento attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale, di migliorare le condizioni di lavoro nei campi, permettendo di affidare ai macchinari lavori usuranti e per i quali non esiste un regolare mercato del lavoro (contrastando il fenomeno del caporalato e dell’immigrazione stagionale e clandestina sfruttata e sottopagata), e di creare nuovi posti di lavoro specializzati e tecnici, insegnando ai ragazzi a utilizzare macchine e tecnologie che si usano anche in altri settori industriali, garantendo così una formazione preziosa e “spendibile”.

La blockchain

A tutto ciò possiamo sicuramente affiancare una delle tecnologie maggiormente sperimentata nell’ambito dell’agricoltura: la blockchain. Nata come sistema per le transazioni elettroniche tra nodi di un sistema decentralizzato, ha trovato applicazioni in disparati ambiti in cui è stata valorizzata la funzione di tracciabilità e documentazione dei servizi per l’impresa come il supply chain management.

La funzione di tracciabilità, insieme alla garanzia dell’immutabilità del dato inserito nella catena dei blocchi, sta trovando declinazione in molteplici ambiti produttivi, non ultimo il settore Agrifood.

Agritech e sicurezza, i rischi per le supply chain

In uno scenario articolato, complesso e interdipendente nel quale le aziende oggi si muovono appare evidente che le supply chain diventano sempre di più obiettivi d’elezione per i criminali informatici, per almeno due buone ragioni:

  1. le supply chain portano in dote una grande quantità di informazioni che possono essere vendute o possono essere utilizzate per mettere in difficoltà uno o più attori della filiera stessa;
  2. uno degli attori della supply chain può essere utilizzato come vera e propria “testa di ponte” per attaccarne altri.

Da un recente studio pubblicato da Resilience360 (Gruppo Dhl) è emerso che quasi 300 incidenti di cybersecurity hanno colpito realtà del mondo della logistica e delle diverse filiere, con danni ingenti in termini economici e di reputazione. E la complessità di questi “ecosistemi” rende sempre più difficile l’individuazione degli attacchi informatici e il loro contrasto diventa pertanto quasi impossibile. Ogni singola vulnerabilità può compromettere l’intera catena di fornitura.

Conclusione

Con l’adozione della blockchain, tutti gli attori della filiera potranno garantire trasparenza, conoscibilità e attendibilità dei dati relativi al ciclo produttivo, dal trapianto alla raccolta dei frutti, fino al processo di trasformazione e alla distribuzione del prodotto confezionato e pertanto la protezione dei dati e sicurezza sono un fattore critico di competitività del Sistema Paese.

Il futuro dell’agricoltura sarà necessariamente “connesso” e sempre più legato all’agricoltura di precisione e all’impiego del digitale nei processi produttivi e di filiera e, pertanto, sarà sempre più esposto agli attacchi cyber.

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