WhatsApp, un bug nei filtri foto consente di rubare dati sensibili: aggiorniamo subito l’app - Cyber Security 360

L'ANALISI TECNICA

WhatsApp, un bug nei filtri foto consente di rubare dati sensibili: aggiorniamo subito l’app

Scoperto un bug nella funzione filtro delle immagini di WhatsApp: usando una foto appositamente creata e inviata alla vittima designata, un aggressore potrebbe essere in grado di sottrarre e leggere informazioni sensibili dalla memoria dell’app. Aggiorniamo subito l’app per mitigare il rischio

02 Set 2021
Paolo Tarsitano

Editor Cybersecurity360.it

Stiamo attenti alle foto che riceviamo e visualizziamo su WhatsApp: è stata infatti scoperta una vulnerabilità nella funzionalità di pic-retouching per applicare filtri alle immagini che potrebbe consentire a un utente malintenzionato di leggere informazioni sensibili dalla memoria dell’app.

Il problema di sicurezza può essere sfruttato applicando filtri fotografici specifici a un’immagine appositamente creata (cioè, un file .GIF malformato) e inviandola a un bersaglio.

I filtri d’immagine, lo ricordiamo, sono effetti visivi integrati in WhatsApp che consentono di cambiare il colore, la saturazione, il tono, la nitidezza e altre caratteristiche di una foto.

I dettagli del bug nei filtri foto di WhatsApp

La vulnerabilità, scoperta dai ricercatori di Check Point Research (CPR) e classificata da WhatsApp come CVE-2020-1910 (con un punteggio CVSS di 7,8 su 10) è dovuto a un errore di corruzione della memoria e, più specificamente, ad un problema di lettura e scrittura di tipo out-of-bounds che può consentire agli aggressori di leggere informazioni sensibili da altre posizioni di memoria o causare un crash dell’applicazione stessa.

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Al verificarsi di un insieme di circostanze, come verificato dai ricercatori di CPR, il bug avrebbe potuto potenzialmente portare all’esposizione di informazioni sensibili dall’applicazione WhatsApp.

In particolare, il processo che crea i filtri è tale per cui i pixel dell’immagine originale vengono modificati per ottenere alcuni effetti visivi, come la sfocatura o la nitidezza. Durante la loro analisi, i ricercatori hanno quindi scoperto che un’applicazione casuale di vari filtri sulle GIF appositamente create causava il crash di WhatsApp con conseguente compromissione della memoria dell’app.

La vulnerabilità è stata identificata nella funzione nativa chiamata applyFilterIntoBuffer() presente all’interno della libreria libwhatsapp.so. Lo scopo della funzione è quello di inserire tre diversi oggetti AndroidBitmap necessari per la gestione e la visualizzazione delle immagini su WhatsApp:

  • src_jbitmap: rappresenta l’immagine in ingresso;
  • flt_jbitmap: rappresenta il filtro da applicare;
  • dst_jbitmap: contiene il risultato della nuova immagine.

In parole semplici, l’esecuzione della funzione consente essenzialmente di analizzare i pixel dell’immagine sorgente, calcolare i nuovi valori degli stessi pixel in seguito all’applicazione del filtro fotografico e successivamente copiare questi valori nel buffer di memoria in modo da rendere l’immagine nuovamente visualizzabile.

Per compiere questi semplici passaggi, la funzione ne richiama un’altra, AndroidBitmap_getInfo, che consente di ottenere dati sull’immagine sorgente e sul filtro, insieme anche ad altri parametri tra cui la larghezza, l’altezza, il numero di byte per riga e il formato.

Ovviamente, si presume che entrambe le immagini, sia quella sorgente sia quella finale, abbiano le stesse dimensioni e anche lo stesso formato RGBA (che memorizza lo spazio di colori RGB oltre ad alcune informazioni aggiuntive del canale Alpha). In particolare, ogni pixel RGBA è memorizzato come 4 byte

Tuttavia, secondo i ricercatori di CPR, la funzione che gestisce l’applicazione dei filtri fotografici alle immagini su WhatsApp non prevede alcun controllo sul formato delle immagini di origine e finale.

Ciò può consentire ad un attaccante di sfruttare la vulnerabilità “passando” alla funzione applyFilterIntoBuffer() un’immagine sorgente malevolmente modificata che ha solo un byte per pixel (anziché i quattro che ci si aspetterebbe), causando così un accesso alla memoria out-of-bounds.

Come mitigare il rischio di furto dati

I ricercatori non hanno fornito altri dettagli su come realizzare l’exploit della vulnerabilità identificata nei filtri foto di WhatsApp. Un portavoce ha comunque osservato che “lo scenario di sfruttamento è un po’ complesso e richiede un’ampia interazione dell’utente per essere eseguito”.

Ciò non toglie che la superficie di attacco potrebbe essere particolarmente estesa, tenendo conto che WhatsApp è l’applicazione di messaggistica più popolare al mondo con oltre 2 miliardi di utenti attivi e oltre 55 miliardi di messaggi scambiati al giorno, con 4,5 miliardi di foto e un miliardo di video condivisi quotidianamente.

Dal canto suo, WhatsApp ha comunicato di non avere ragione di credere che i dati degli utenti siano stati esposti a causa di questo bug.

La società, inoltre, fa sapere che dalla versione 2.21.1.13 dell’app sono stati aggiunti due nuovi controlli sull’immagine sorgente e su quella modificata che assicurano che entrambe siano nel corretto formato RGBA.

Per mitigare il rischio di una possibile esfiltrazione di dati e informazioni sensibili è dunque importate aggiornare al più presto la versione di WhatsApp installata sui propri dispositivi.

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