Green pass a scuola, ma la piattaforma docenti apre nuovi problemi privacy - Cyber Security 360

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Green pass a scuola, ma la piattaforma docenti apre nuovi problemi privacy

Il Governo ha deciso di sviluppare un applicativo che permetta alle segreterie di vedere in automatico quali docenti possono entrare nell’edificio e chi, non avendo il green pass, deve stare fuori. Il problema, tuttavia, sotto il lato privacy, non cambia molto. Anche in questo scenario, il GDPR impone tutta una serie di adempimenti che non si può pensare di fare nelle quasi 72 ore che ci separano dall’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass a scuola

27 Ago 2021
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Diego Dimalta

Avvocato

Purtroppo, ancora una volta, i presidi si sono ritrovati con un problema calato dall’alto, a pochissimi giorni dalla riapertura. Problema che, parlandoci chiaro, ha un’incidenza bassissima sull’andamento dell’epidemia essendo il personale scolastico vaccinato per circa l’85/90% .

Com’è noto dal primo settembre scatta l’obbligo green pass per i docenti e il Governo sta lanciando una piattaforma collegata al database dei green pass per controllare ogni mattina chi è in regola e chi no. 

I problemi privacy della piattaforma green pass dei docenti

Per quanto attiene al profilo privacy è chiaro che difficilmente i dirigenti scolastici saranno in grado, in così poco tempo, di organizzare procedure in linea con quanto richiesto dalla normativa. Il Garante è intervenuto con alcune precisazioni, ma il problema non è tanto cosa si può e cosa non si può fare, il problema vero è organizzare tutta la catena di gestione del dato all’interno della scuola.

Già, perché fino a qualche ora fa il pericolo era quello di dover delegare almeno due soggetti per scuola con il compito di controllare quotidianamente i green pass di ogni persona perché, come ricorda il Garante, non è possibile annotare su un foglio la data di scadenza dei pass. Quindi, ogni giorno tutto sarebbe stato necessario controllare il pass di ogni singolo docente. Una follia.

Allo stato attuale sembra che grazie alle proteste delle associazioni dei presidi il Ministero abbia deciso di sviluppare un applicativo che permetta alle segreterie di vedere in automatico chi può entrare nell’edificio e chi deve stare fuori.

Il problema, tuttavia, sotto il lato privacy, non cambia molto. Anche in questo scenario, il GDPR impone tutta una serie di adempimenti che non si può pensare di fare nelle quasi 72 ore che ci separano dall’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass a scuola. Bisogna difatti capire il funzionamento del sistema approntato dal Ministero, predisporre opportune istruzioni e, infine, formare il personale di tutte le 55.000 scuole italiane. Se si consideri che in ogni scuola ci saranno almeno due persone delegate alla verifica dei green pass, risulta chiaro che si chiede ai Dirigenti di formare 100.000 persone entro le ore 24 del 31 agosto. Impossibile.

Purtroppo,  ancora una volta, le scuole si vedranno costrette ad improvvisare e imparare sul campo. Ma non è questo che prevede il Regolamento europeo.

E se i device venissero violati? Se il personale decidesse di appuntare dati (nonostante le istruzioni contrarie)? E se i dati andassero persi? Sono tutti interrogativi che non possono essere lasciati al caso.

Ricordiamo che per chi sbaglia il DL 52/2021 prevede sanzioni fino a € 3.000, oltre le sanzioni per il mancato rispetto del GDPR. Non penso sia corretto addossare su presidi e personale scolastico il rischio (e i costi) di queste scelte politiche.

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