Sicurezza tecnologica

SIGINT nelle due guerre mondiali: l’importanza della guerra dei codici rispetto alla guerra tradizionale

La raccolta di informazioni in seguito all’intercettazione di comunicazioni radio o di segnali elettronici, poi decifrate mediante crittoanalisi, ha da sempre consentito di cambiare le sorti delle guerre. A dimostrazione di quanto sia importante la guerra dei codici rispetto alla guerra tradizionale

05 Mag 2022
R
Andrea Razzini

Cyber Security Specialist CISSP, CEH, CCSK, CompTIA

La sigla SIGINT (acronimo di SIGnals INTelligence ovvero “spionaggio di segnali elettromagnetici”) indica tutte quelle attività di raccolta di informazioni in seguito all’intercettazione di comunicazioni radio o di segnali elettronici (nel qual caso si parla di attività ELINT), poi decifrate mediante strumenti di crittoanalisi.

È evidente, quindi, come tali attività abbiano giocato un ruolo di primo piano durante le due Guerre Mondiali consentendo di cambiarne le sorti.

Nella prima Guerra Mondiale, infatti, un importante episodio di decifrazione di un messaggio ha dato un contributo fondamentale all’entrata in guerra degli Stati Uniti con conseguente finale risoluzione del conflitto. Nella seconda Guerra Mondiale, un analogo episodio di decifrazione di un messaggio consentirà agli Stati Uniti, dopo la sconfitta di Pearl Harbor, di vincere una decisiva battaglia nel Pacifico contro i giapponesi.

Ecco una rassegna delle principali attività di SIGINT.

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Il Telegramma Zimmermann

Arthur Zimmermann era primo ministro degli Esteri tedesco nel 1916, due anni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Il conflitto procedeva lentamente in Europa, mentre gli Stati Uniti si tenevano ancora lontani da una possibile entrata in guerra, il loro Presidente Wilson era stato rieletto per la seconda volta sull’onda dello slogan di “tenersi fuori dal conflitto mondiale”, nonostante le provocazioni tedesche come l’affondamento del vascello Lusitania che trasportava numerosi cittadini americani. La Germania non intravedeva una vittoria veloce e immediata, era invece molto preoccupata di un eventuale partecipazione americana a fianco degli alleati anglo-francesi, così decise di giocare una carta formidabile.

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La Germania decise di scatenare una guerra tra Stati Uniti e Messico, sperando che ciò impedisse agli Usa di entrare nel conflitto e rallentare o bloccare la fornitura di armi alle potenze occidentali. Arthur Zimmermann inviò dunque un telegramma il 16 Gennaio del 1917 promettendo di finanziare il Messico contro gli Stati Uniti nel caso in cui quest’ultimi fossero entrati in guerra. Un conflitto che avrebbe inoltre permesso al Messico di riconquistare le terre perse in Texas, Arizona e New Mexico.

Il telegramma fu inviato all’ambasciatore tedesco in USA, Bernstoff, che a sua volta lo dovette rinviare all’ambasciatore tedesco in Messico, Heinrich von Eckardt, da Washington DC, dopo che il presidente Woodrow Wilson per mantenere buoni rapporti e possibilmente mediare una pace aveva accettato che i tedeschi utilizzassero i loro cavi di comunicazione. Fatto che innervosiva i tedeschi poiché dovevano fare affidamento al messaggio trasmesso a Washington senza che gli Stati Uniti ne leggessero il contenuto. Alla fine persuasero l’ambasciatore statunitense in Germania ad accettarlo e inviarlo in un nuovo codice.

Poiché i cavi tedeschi in Europa erano stati tagliati dagli inglesi (con la nave Telconia), il telegramma doveva essere inviato prima attraverso l’ambasciata degli Stati Uniti in Danimarca (o Svezia) e poi da una stazione di rilancio vicino a Land’s End, in Cornovaglia, che stava segretamente dirottando tutte le comunicazioni alla famosa Room 40, ovvero la sezione dell’Ammiragliato britannico dedicata alla crittoanalisi.

Ciò permise il 17 gennaio, di decifrare parzialmente il telegramma.

Nigel De Gray, un giovane appena assunto nella Room40 e il Reverendo W.Montgomery decifrarono il messaggio basato su un vecchio codice chiamato 0075, ovvero un codice a sostituzione di 10.000 parole e frasi numerate da 0000 a 9999 in ordine misto, in pratica un gigantesco codice a sostituzione monoalfabetica.

All’inizio della loro operazione di decifrazione, gli inglesi riuscirono solo a decifrare frammenti del messaggio intercettato, ma bastarono a sollevare la massima attenzione: frasi come “guerra sottomarina senza restrizioni”, “guerra con gli USA”, “proporre… alleanza” , ma soprattutto la firma di “A.Zimmermann”, fecero capire che avevano tra le mani una sorta di bomba di enorme potenzialità.

Così l’intelligence inglese decise da un lato di procedere alla decifrazione completa del messaggio con ogni sforzo possibile e dall’altro incominciò a pensare a come far pervenire il messaggio in America, in modo da evitare che i tedeschi si accorgessero della capacità degli inglesi di leggere i loro messaggi. L’idea degli inglesi era di dimostrare di aver catturato il messaggio in Messico e di averlo pubblicato sul giornale in modo che i tedeschi non sospettassero che la decrittazione fosse avvenuta nel Regno Unito.

Il messaggio che fu inviato da Berlino a Washington con il codice 0075, poi verrà ri-inviato da Bernstoff da Washington al Messico utilizzando un vecchio (e decifrato) codice 13040 che gli inglesi già conoscevano. Anche questo codice 13040, era composto da combinazioni numeriche che rappresentavano parole o gruppi di parole con una eventuale cosiddetta sovracifratura per renderlo più inattaccabile, ma ciò nonostante gli inglesi erano riusciti nello scoprire la maggior parte delle associazioni numeri-parole.

In Messico utilizzò un agente britannico per corrompere l’ufficio messicano dei telegrammi e ottenere una copia del messaggio in codice, che corrispondeva al messaggio inviato dagli Stati Uniti nei registri telegrafici commerciali. Mostrò il messaggio a Edward Bell, un funzionario americano dell’ambasciata a Londra, il 19 febbraio, che inizialmente lo considerò un falso.

Gli inglesi riferirono agli Stati Uniti che in Messico i loro agenti dell’intelligence avevano rubato il messaggio e alla fine Bell si convinse ed effettuò una verifica. La decifrazione completa avvenne quindi senza troppi problemi e il messaggio in chiaro rivelò tutti i sospetti fino ad allora tenuti segreti. Prima di essere finalmente mostrato al presidente Wilson, che lo pubblicò sui media il 28 febbraio, il telegramma per diversi giorni passò tra gli agenti britannici e americani.

Nel frattempo i tedeschi rifiutarono di accettare che i loro codici fossero stati infranti e ordinarono a Zimmermann di lanciare una caccia all’uomo per scovare un possibile traditore annidato nel suo ufficio.

La reazione negli Stati Uniti fu di rabbia e nel frattempo si erano accentuate le tensioni anche con il Messico.

Zimmermann in maniera assolutamente inaspettata, tolse ogni dubbio confermando che il telegramma era autentico e un mese dopo il presidente Wilson chiese al Congresso di approvare una dichiarazione di guerra contro la Germania (Aprile 1917).

Dopo la guerra, la Room 40 venne inglobata nel MI1b dell’Esercito così da formare l’Organizzazione governativa di codici e crittografia che si trasferì a Bletchley Park alle soglie della Seconda Guerra Mondiale e che poi e arruolò Alan Turing per decifrare il codice Enigma.

Nella figura seguente si riporta l’immagine dell’originale telegramma Zimmermann in codice cifrato 13040 come inviato da Bernstoff da Washington al Messico e intercettato e decifrato completamente dagli inglesi.

Molto storici ritengono che nessun’altra decrittazione abbia avuto una tale enorme conseguenza nella storia.

La battaglia di Midway

Dopo l’attacco di Pearl Harbour, e la reazione americana del bombardamento di Tokyo da parte del comandante James Doolittle, l’ammiraglio giapponese Yamamoto aveva intravisto in un nuovo attacco alle isole Midway il colpo decisivo per chiudere la guerra nel Pacifico. Così convinse l’intera nazione della bontà di questa decisione non senza scontri anche violenti con l’alto comando nipponico che la pensava diversamente.

Proprio alle Hawaii, intanto, un altro uomo destinato ad entrare nella storia, il capitano di vascello Joseph Rochefort, alle dipendenze dell’ammiraglio Nimitz, operava segretamente nella stazione Hypo (la stazione HYPO, nota anche come Fleet Radio Unit Pacific (FRUPAC), era l’unità di monitoraggio e intelligence crittografica dei segnali della Marina degli Stati Uniti alle Hawaii durante la seconda guerra mondiale preposta all’intercettazione dei messaggi radio giapponesi, insieme alla stazione FRUMEL in Australia) per intercettare e decifrare i messaggi inviati dai giapponesi all’ambasciata di Washington.

JN-25 è il nome dato dai crittoanalisti al principale e più sicuro schema di comunicazione di comando e controllo utilizzato dai soldati giapponesi durante e poco prima della seconda guerra mondiale. JN-25 veniva utilizzato per operazioni di alto livello: comandi di movimento e pianificazione, ad esempio. Era un codice sovracifrato, ovvero alla sostituzione di gruppi numerici a parole/gruppi di parole, seguiva una ulteriore aggiunta di chiavi numeriche ai primi gruppi utilizzati, così da rendere più complicata una eventuale decrittazione.  Nella figura seguente un esempio di codice JN-25.

Dopo l’attacco a Pearl Harbor, c’era molto più traffico JN-25 poiché il ritmo operativo della Marina giapponese aumentava e si espandeva geograficamente, il che aiutò a progredire contro di esso.

Il primo codice di sostituzione era noto agli americani, grazie a precedenti operazioni di intelligence, mancava invece la seconda parte del codice, quella della sovra cifratura.

Nel 1940 gli americani avevano espugnato un altro famoso codice chiamato “Purple”, sempre di tipo diplomatico, con una organizzazione che prese il nome di MAGIC. Oltre alla difficoltà del codice c’era ovviamente anche una ulteriore difficoltà di comprensione del linguaggio giapponese, delle abbreviazioni usate ecc., per cui servivano anche persone molto esperte in questo linguaggio a fianco dei crittoanalisti.

Nonostante una intensa attività di crittoanalisi non poterono evitare l’attacco di Pearl Harbor del Dicembre 1941. Questo fu dovuto sia a carenza di uomini ma in generale a questioni di natura umana che impedirono di vedere nei messaggi di approvvigionamento e manovre navali l’avvicinarsi dell’attacco giapponese.

Non solo, ma per i codici Purple e anche JN-25 che venivano decifrati, a Washington arrivavano ogni giorno migliaia di messaggi con pochissimi uomini in gradi di lavorarci sopra.

Rochefort, sentendosi in colpa per non aver previsto l’attacco di Pearl Harbor, reagì con una intensissima attività di decifrazione, senza pietà per orari e turni di lavoro.

Era sicuramente un uomo ispirato da una vera e propria missione.

Due anni di lotta con il codice JN-25 daranno alla fine i loro frutti.

Infatti i crittoanalisti Riusciranno ad arrivare alla lettura in tempo reale di tutti i messaggi JN-25, lo stesso Rochefort traduceva 100 dei 500 messaggi giornalieri.

Il 14 Maggio 1942 un messaggio particolare suscitò l’attenzione di Rochefort: si parlava di “invasione nel settore AF”.

AF era chiaramente una base su un’isola, così dedusse subito Rochefort, che avanzò l’ipotesi di Midway. Altri invece pensarono alle isole Marshall o alle stesse Hawaii, altri misero in dubbio che AF potesse essere decifrato in AG spostando quindi l’obiettivo sull’isola di Johnston.

Il capitano Rochefort, non ne era convinto ed escogitò un astuto stratagemma per svelare le intenzioni giapponesi.

Uno dello staff di Station HYPO, Jasper Holmes, ebbe l’idea di fingere un guasto all’approvvigionamento idrico sull’isola di Midway. Suggerì allora di utilizzare un avviso di emergenza non crittografato nella speranza di provocare una risposta giapponese, stabilendo così se Midway fosse un obiettivo. Rochefort portò l’idea a Nimitz che approvò, e il comandante della guarnigione fu avvisato con un cavo sottomarino di trasmettere immediatamente in “linguaggio semplice” una richiesta di emergenza per l’acqua, poiché un’esplosione nel sistema di dissalazione dell’acqua significava che avevano solo abbastanza acqua per due settimane.

Il messaggio nipponico conseguente fu decrittato da Hypo e nella stazione in Australia: trasmetteva l’informazione che gli americani avevano avvisato le Hawaii per un problema di acqua potabile “nel quadrante AF”.

Il 27 Maggio i giapponesi cambiarono sia il cifrario che il libro delle chiavi aggiuntive, per i crittoanalisti americani fu il buio completo.

Ma ormai la strategia di Nimitz era stata decisa, arrivare alle Midway prima di Yamamoto e prendere di sorpresa la flotta navale ed aerea giapponese.

La vittoria americana a Midway consacrò la crittoanalisi e “signal intelligence” (SIGINT) da attività arcana per pochi sconosciuti ad asse portante nelle operazioni militari del futuro.

La vera vittoria a Midway divenne l’ingegno umano in grado di decifrare il complesso codice JN-25.

Rochefort venne insignito della medaglia al Valor Militare, poi stizzito da chi voleva prendersi i meriti di Midway, decise di troncare con la guerra dei codici e tornare al servizio militare puro su un cacciatorpediniere. Non riuscirà fino in fondo a coronare questo suo ultimo desiderio, restando fermo nella baia di San Francisco, senza mai più lavorare sui codici. Rochefort morì nel 1976. Nel 1986 ricevette postumo la medaglia del President’s National Defense Service, il più alto riconoscimento militare in tempo di pace, per il suo sostegno alla battaglia di Midway.

Per quanto riguarda invece Yamamoto, il grande sconfitto di Midway, un destino beffardo lo attendeva: un nuovo messaggio JN-25 decrittato nella primavera del 1943, permetterà agli americani di capire un suo spostamento in aereo sulle isole Solomon, per un volo di ispezione; così venne abbattuto il 18 aprile 1943.

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